Facebook riapre la «rete» al leghista censurato per le critiche alla moschea

Lo oscurano. Poi, dopo l’articolo del Giornale e un’interrogazione parlamentare di Matteo Salvini, gli spiegano che è stato per «colpa» sua, perché avrebbe superato non meglio precisati «limiti». Nella stessa lettera però gli annunciano la riattivazione del suo «account», della sua possibilità di accedere allo spazio su Facebook e «chiedono scusa per lo sbaglio commesso». Il team di Facebook fa retromarcia e riapre le porte del social network più diffuso nel mondo a Davide Rossi, il segretario organizzativo provinciale della Lega, oscurato senza spiegazioni dopo i suoi interventi contrari alla moschea. «Facebook ha dei limiti per prevenire comportamenti che gli altri utenti possono trovare fastidiosi o abusivi - spiega in una lettera a Rossi il team del social network - Il tuo account è stato disattivato perché hai superato i limiti in più occasioni, pur non essendo stato avvertito per rallentare». Questi «limiti», sono probabilmente i limiti di messaggi contrari, di messaggi di «censura» rivolti da altri utenti di Facebook. Cosa possibile se qualcuno decide di scatenare una «guerra» a un altro utente. Un eccesso di contromessaggi basta a «oscurare» un libero cittadino. Infatti Facebook ci ripensa e chiede anche scusa. «Spiace solo che io sia stato riattivato solo perché c’è stata una denuncia sul Giornale e un’interrogazione parlamentare - osserva Rossi - mentre continuano ad avere spazio persone che inneggiano alla Jihad, alla violenza sulle donne o alla mafia».
Altro «giallo» in rete è quello del sito «destradipopolo.net», obiettivo di un’azione legale da parte della Provincia di Genova per la pubblicazione di articoli di critica e di «indagine» all’operato dell’amministrazione, specie in materia di concorsi pubblici. Prima che la vertenza civile abbia avuto inizio, il «provider», Altervista, ha deciso di oscurare il sito «in conseguenza di un atto di citazione» e per precauzione «senza alcun riconoscimento delle pretese della Provincia». «Atto illegittimo - ribatte Riccardo Fucile, responsabile del sito - perché non sollecitato da nessuna autorità. Almeno non da quella giudiziaria. I miei legali stanno già intervenendo per chiedere i danni al provider».