Facebook, spunta gruppo contro i bimbi down

Un gruppo contro i bambini down, definiti un "inutile peso", "parassiti"
con cui "giocare al tiro al bersaglio". E la foto di un neonato con la
parola "scemo" scritta sulla fronte. La Carfagna: inaccettabile, reato da perseguire. La Polizia postale interviene e fa rimuovere il gruppo

Roma - Un gruppo contro i bambini down, definiti un "inutile peso", "parassiti" con cui "giocare al tiro al bersaglio". E la foto di un neonato con la parola 'scemo' scritta sulla fronte. Sono pagine-choc quelle che si incontrano su Facebook, uno dei socialnetwork ormai più usati e frequentati, in un raccapricciante gruppo a cui sono iscritte circa un migliaio di persone. Pagine contro cui il popolo di internet si è già mobilitato, con petizioni on line e nuovi gruppi che stanno nascendo in queste ore. Deliranti i proclami contri i bimbi down che si leggono su Facebook: "E' così difficile da accettare questa malattia... perché dovremmo convivere con questi ignobili creature... con questi stupidi esseri buoni a nulla? I bambini down sono solo un peso per la nostra società. Dunque cosa fare per risolvere il problema? Come liberarci di queste creature in maniera civile? - Ebbene si signori... io ho trovato la soluzione: Esso consiste nell'usare questi esseri come bersagli, mobili o fissi, nei poligoni di tiro al bersaglio. Una soluzione facile e divertente per liberarci di queste immonde creature". E ancora: "Per non farli soffrire oltre questa è l'unica fine che meritano questi parassiti".

La Carfagna Si tratta di "un gruppo inaccettabile, non degno di persone civili, pericoloso - commenta all'Adnkronos il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna - E, soprattutto, un reato che, in quanto tale, sarà perseguito". "L'istigazione a delinquere, ovunque questa avvenga e in qualunque forma, è un reato e, di conseguenza, verrà certamente perseguito dalla magistratura. I responsabili stiano certi che saranno individuati e denunciati, che la Polizia postale sta facendo il massimo per togliere di mezzo questo gruppo" conclude Carfagna.

La Polizia postale interviene La polizia postale sta monitorando il social network Facebook, per cercare di individuare chi ha aperto il gruppo. Nel frattempo il gruppo è stato rimosso.

In Italia 38mila down In Italia un bambino su 1200 nasce con la sindrome di Down. Si stima che oggi vivano in Italia circa 38.000 persone con questa sindrome di cui il 61% ha più di 25 anni, persone derise e offese da un gruppo su Facebook. I dati sono dell'Associazione italiana persone Down. Grazie allo sviluppo della medicina e alle maggiori cure dedicate a queste persone la durata della loro vita si è molto allungata così che si può ora parlare di un'aspettativa di vita di 62 anni, destinata ulteriormente a crescere in futuro. così come é aumentato il loro inserimento sociale e nel mondo del lavoro.

La sindrome E' una condizione genetica caratterizzata dalla presenza di un cromosoma in più nelle cellule: invece di 46 cromosomi nel nucleo di ogni cellula ne sono presenti 47, vi è cioé un cromosoma n. 21 in più; da qui anche il termine Trisomia 21. Genetico non vuol dire ereditario, infatti nel 98% dei casi la sindrome di Down non è ereditaria. La conseguenza di questa alterazione cromosomica è un handicap caratterizzato da un variabile grado di ritardo nello sviluppo mentale, fisico e motorio del bambino.

La diagnosi La presenza della sindrome di Down è diagnosticabile nel neonato, oltre che con un'analisi cromosomica, fatta su un prelievo di sangue, attraverso una serie di caratteristiche facilmente riscontrabili dal pediatra, di cui la più nota è il taglio a mandorla degli occhi (che ha dato origine al termine mongolismo). Il nome "sindrome di Down" viene invece dal nome del dottor Langdon Down, che per primo nel 1866 riconobbe questa sindrome (sindrome vuol dire insieme di tratti) e ne identificò le principali caratteristiche. La sindrome di Down può essere diagnosticata anche prima della nascita intorno alla 16a-18a settimana di gestazione con l'amniocentesi o tra la 12a e la 13a settimana con la villocentesi.

L'inserimento sociale La maggior parte dei bambini con sindrome di Down, spiega l'associazione nata nel 1979, puo raggiungere un buon livello di autonomia personale, imparare a curare la propria persona, a cucinare, a uscire e fare acquisti da soli. Possono fare sport e frequentare gli amici, vanno a scuola e possono imparare a leggere e scrivere. "I giovani e gli adulti con sindrome di Down possono apprendere un mestiere e impegnarsi in un lavoro svolgendolo in modo competente e produttivo". Non si hanno dati statistici sul numero delle persone con sindrome di Down che lavorano ma ci sono lavoratori con sindrome di Down tra i bidelli, gli operai, i giardinieri ed altre mansioni semplici. Stanno nascendo inoltre anche alcune prime esperienze in lavori più complessi come l'immissione dati in computer o altri impieghi in ufficio.