Facevano parcelle «low cost», 5 avvocati puniti

Nel bel mezzo della discussione sulla reintroduzione delle tariffe minime per i professionisti degli ordini italiani, a Milano un gruppo di avvocati «low cost» è stato sanzionato dall’ordine. Rei di aver tenuto e pubblicizzato prezzi troppo modici sono stati sospesi dalla professione per ben due mesi. Protagonisti della vicenda i cinque giovani legali associati in Avvocati Point, studio in via Lombroso 54 e sostenitori di una filosofia legata a prezzi contenuti e concorrenziali. Evidentemente le parcelle insipide del gruppo e la loro reclamizzazione su banner pubblicitari non sono piaciuti ai vertici dell’ordine che prima hanno aperto il caso e poi hanno emesso il verdetto di «colpevolezza». Accusati di aver leso dignità e decoro della categoria per aver proposto una tariffa vantaggiosa, 612 euro (Iva inclusa) per l’assistenza in cause di separazione consensuale e divorzio, sono stati sospesi per due mesi in primo grado dall’ordine forense di Monza. L’associazione Altroconsumo ha immediatamente segnalato la vicenda con una lettera formale ad Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del mercato. Ma intanto per i professionisti di Avvocati Point si tratta di una battaglia appena iniziata. «Stiamo aspettando di leggere le motivazioni dell’Ordine - spiega Barbara Bersellini, uno dei cinque avvocati del gruppo -. Ma è evidente che faremo ricorso». I prezzi di Avvocati Point sono volutamente molto più bassi rispetto alle parcelle dei grandi principi del foro. E non sono gli unici a praticarli. Gli studi di avvocati «low cost» negli ultimi due anni si sono moltiplicati: prima consulenza gratuita, tagli alle parcelle e marketing aggressivo per strappare i clienti. A consentirglielo era stata proprio la legge Bersani sulla liberalizzazione delle tariffe e l’abolizione dei minimi tabellari voluta e votata nel 2006 dall’ex governo Prodi. Tra le novità: parcelle negoziabili tra le parti e legate al risultato della prestazione, possibilità per i liberi professionisti di far conoscere agli utenti i servizi offerti attraverso la pubblicità e infine l'apertura alle società multidisciplinari (formate da architetti, avvocati, notai, commercialisti). Le stesse novità che il ministro Angelino Alfano vuole abolire e delle quali ha discusso con gli stati generali degli ordini professionali italiani. Ed è proprio qui che si innesca la polemica del gruppo Avvocati Point. «Intanto non riusciamo a capire in che modo abbiamo leso dignità e decoro della professione - spiega ancora Barbara Bersellini -. La legge Bersani è ancora valida e peraltro non siamo neppure andati sotto i minimi tabellari». Per dirla in altri termini: a Milano per una separazione consensuale ci vogliono in media qualche migliaia di euro, cifra che lievita se ci si rivolge a studi blasonati. Con Avvocati Point dire addio al proprio matrimonio costa 612 euro, tutto compreso. Loro assicurano: «Il prezzo è basso, ma con questa cifra noi riusciamo a coprire tutte le spese e a guadagnare qualcosa. Stiamo parlando di una separazione consensuale quella dove i coniugi sono d’accordo praticamente su tutto. Non riusciamo a capire: dare la possibilità a tutti di rivolgersi ad un avvocato lede l’onore della categoria? «Prossima tappa, il ricorso. Nel frattempo in via Lombroso l’attività procede a pieno ritmo: sfratti (fino all'udienza di convalida e salvo opposizione 500 euro), vertenze condominiali, lettere, diffide, interventi in assemblea (a partire da 50 euro) diritti dei consumatori (a partire da 50), cause di lavoro (parcella pari al 5 per cento del credito recuperato). Nessun dubbio: i clienti non mancano.