Come facilitare il respiro

«La rinoplastica strutturale consente oggi di liberare le prime vie aeree», afferma il professor Paolo Gottarelli

Felicita Donalisio

Avete presente il cerottino nasale di Valentino Rossi che compare in decine di riprese televisive e di immagini su tutti i periodici? Valentino cerca di allargare le valvole nasali premute dal casco per migliorare la respirazione durante la corsa. «Grazie a queste immagini, migliaia di persone prendono consapevolezza dei propri problemi di funzionalità nasale» spiega il professor Paolo Gottarelli, chirurgo plastico a Bologna e docente di “Tecniche chirurgiche di correzione estetico funzionale della piramide nasale" all'Università di Ferrara (paolo.gottarelli@fastwebnet.it; 051-342912): «Lo scopo delle valvole è di limitare l'eccessiva velocità dell'aria inspirata che altrimenti raggiungerebbe le vie aeree più basse senza essere "condizionata" dal naso.I problemi delle valvole sono facilmente osservabili: durante l'inspirazione, la parete laterale del naso si sposta verso l'interno (una sorta di risucchio). Le cause delle insufficienze valvolari possono essere il naso stretto dalla nascita, la deviazione del setto, l'indebolimento della cartilagine e gli esiti di interventi di chirurgia estetica» Come si curano le disfunzioni valvolari? Continua Gottarelli: «La soluzione è la chirurgia che ha messo a punto svariate tecniche per ottenere un allargamento delle valvole e migliorare la pervietà. Ma non sarebbe corretto pensare di risolvere questo problema in maniera separata. Occorre ricordare che un naso funziona bene quando vi è equilibrio fra tre diverse componenti del medesimo contesto e cioè quando il setto è in asse, i turbinati non sono ipertrofici e la valvola nasale funziona correttamente. L'obiettivo del chirurgo è allora di ottenere “armonia morfo-funzionale" conciliando l'estetica (proporzionalità delle parti anatomiche che costituiscono il naso) con funzionamento di questo organo sotto il profilo respiratorio. Per ottenere questo risultato applichiamo tecniche che sono di riferimento nel mondo: la "Rinoplastica strutturale" di Dean Touriouni e la F.V.T.R. (rinoplastica vettoriale aperta) del prof. J.B. Tebbetts, che abbiamo introdotto in Italia ne 1989 e poi perfezionato. Queste consentono da un lato di rinforzare o ricostruire le parti del naso deteriorate da incidenti o da interventi troppo aggressivi, dall'altro di lavorare sulla punta nasale sotto il profilo estetico (punte armoniose sul piano tridimensionale) e funzionale (forma idonea al mantenimento della pervietà della valvola nasale). Per quanto riguarda i turbinati inferiori, ad integrazione delle tecniche precedenti oppure separatamente, applichiamo la M.I.T. (turbinoplastica inferiore modificata), da me inventata, che consente di modificare in maniera "dolce" la forma e il volume di queste strutture, per adattarle e proporzionarle all'ambiente anatomico interno. Grazie ad una microsutura continua in materiale riassorbibile, vengono sigillati i turbinati in modo da evitare i tamponi e ridurre al minimo il sanguinamento e il dolore».