Fai, 5 anni di bombe contro la città

Dodici anni di bombe, da quella del 1997 sulla finestra di Palazzo Marino e poi via via, arrivando a colpire i più disparati bersagli, fino a quella parzialmente esplosa alla Bocconi. Bombe di matrice anarchica che con varie sigle hanno martellato bersagli come banche o grandi catene americane, ma anche esponenti della sinistra e sindacati.
Si inizia appunto con l’ordigno piazzato su un davanzale del Comune, per proseguire con i pacchi bomba spediti via posta a due esponenti di Rifondazione comunista, il consigliere comunale Umberto Gay e il deputato Giuliano Pisapia, e all’Intendenza di Finanza nel ’98. L’anno dopo viene rinvenuto una candelotto di dinamite non innescato alla Bocconi, mentre ne vengono disattivati altri due: il primo arrivato via posta alla caserma dei carabinieri di Musocco, il secondo rinvenuto dentro una fioriera di piazza Diaz. Inesplose anche le bombe incendiarie del 2000 a Sant’Ambrogio, annunciata da una lettera, e al Duomo, trovata da un turista, e alle sedi Fiat e Cisl di Milano nel 2002. Mentre lo stesso anno viene disinnescato un pacco bomba arrivato dalla Spagna agli uffici Iberia di Malpensa.
A fine 2003 primo attentato contro una filiale di Banca Intesa, ripetuto poi contro altre tre agenzie nel corso del 2004, quando compare per la prima volta la sigla Federazione anarchica informale, che sostituisce quelle finora più usate, come «Angry brigade» (brigata arrabbiata), «Azione Rivoluzionario» o «Solidarietà internazionale». Sono a suo nome infatti due bombe infilate nei portarifiuti vicino a San Vittore, ed esplose mentre i cassonetti venivano vuotati dai mezzi Amsa, e la terza contro un’agenzia interinale. La Fai torna a colpire nel 2005 la caserma dei carabinieri di via Montebello, mentre rimangono senza firma le bombe contro il consigliere regionale Pier Gianni Prosperini, di un McDonald’s, un Blockbuster e ancora un’agenzia di Banca Intesa.