Fai, l’ultima sigla misteriosa di una stagione che fa paura

Dopo gli assalti ai giovani di Cl, le botte ai cortei e gli arresti, si
indaga sui collegamenti nel mondo dell’antagonismo politico

«Anarchici o poliziotti?». Così sei anni fa su Indymedia - il network della sinistra antagonista - ci si interrogava sulla vera natura della Federazione Anarchica Informale, la sigla che ieri ha rivendicato l’attentato alla Bocconi e che allora si era resa responsabile di attentati a caserme dei carabinieri e soprattutto all’abitazione bolognese di Romano Prodi. Allora, nella ribollente galassia ultrà, i bombaroli della Fai trovarono qualche simpatizzante ma anche molta diffidenza, sospetti sussurrati o espliciti di essere un gruppo di falsi compagni al soldo della Digos o dei carabinieri, ennesima incarnazione di quella figura un po’ mitologica e un po’ reale - l’infiltrato, l’agente provocatore - che da sempre agita i sonni dei rivoluzionari di ogni sorta.
E adesso? Come reagirà il mondo della sinistra radicale alla brusca riapparizione della Fai, all’esplicito invito al «salto di qualità» lanciato dall’esplosione di ieri notte negli uffici dell’università? L’anomalia di una sigla che riappare dopo anni di silenzio sembra fatta apposta per alimentare nuove diffidenze. Ma è anche vero che il botto alla Bocconi arriva in una Milano dove, a differenza del 2003, la scelta della illegalità non sembra più un tabù per una parte consistente dell’ala antagonista. In questo magma in ebollizione, attraversato da divisioni e scontri, ma riscaldato e reso aggressivo dalla scomparsa dell’ultrasinistra dal Parlamento, sono in molti a pensare che il rifiuto della violenza abbia fatto il suo tempo.
Sarebbe insensato - ovviamente - accomunare realtà che non vanno confuse. La bravata delle scritte di ieri notte sui muri della Questura in memoria di Pinelli, per esempio, viene rivendicata ieri dal «Kollettivonuovaresistenza» che ha la sua base Internet - al riparo dalle curiosità della Digos - nelle Isole Tokelau, nel Pacifico meridionale, ma la sua sede nel meno esotico indirizzo di viale Monza 255, a Precotto, presso la sede della Fai, la Federazione anarchica italiana che - a dispetto della omonimia di sigle - non ha nulla a che fare con gli «informali» della bomba alla Bocconi, e che non è sospettabile di derive dinamitarde. Ma ormai a Milano dirsi anarchici o rivoluzionari può voler dire cose molto diverse.
In piazza Fontana, agli scontri al corteo per l’anniversario della strage, partecipano in prima fila quelli dei Carc di via Tanaro, già accusati in passato di contiguità con le Br, e che sponsorizzano apertamente la campagna «Caccia allo sbirro» lanciata a Bologna dal «Nuovo Pci» e rilanciata a Milano proprio dai Carc: «Fotografare e far conosce i volti di dirigenti della Digos, dei poliziotti torturatori e dal manganello facile, di infiltrati, di fascisti e razzisti è un'operazione di salvaguardia dei diritti e delle conquiste di civiltà strappate con la Resistenza antifascista», fanno sapere ieri i Carc. «Oppure gli operai, gli studenti, gli immigrati, i pensionati dovrebbero continuare a farsi caricare dalla polizia, a farsi spaccare la testa, a subire tentativi di intimidazione antidemocratica vedendo poi che esecutori e mandanti restano impuniti? Oppure dovremmo stare in silenzio e sostenere l'azione dei Servizi segreti e della Digos di tener celate le identità di fascisti e razzisti che accoltellano immigrati, stuprano gay e lesbiche, aggrediscono gli antifascisti?».
È un documento che va letto con attenzione, perché riassume bene la cosmologia di questo universo, l’analisi che porta a giustificare la risposta violenta. Il sostanziale fallimento della sinistra antagonista nei suoi tentativi di reclutare forze tra gli immigrati o tra i lavoratori a rischio del posto, non ha fatto che spingere queste sedicenti avanguardie verso la radicalizzazione. Così comportamenti impensabili come i rastrellamenti e gli assalti alla Statale - targati dalla «Ringhiera Antagonista» - contro la libreria di Comunione e liberazione sono diventati accettabili e apprezzati per buona parte del mondo ultrà. E solo il futuro ci dirà quale anima prevarrà, e quale soglia di illegalità e di violenza diventerà accettata e condivisa in questa escalation appena iniziata.