Faida di San Luca: 40 fermi. Scovato bunker sotterraneo

In manette anche Achille
Marmo, fratello di Marco, ucciso in Germania, e Giovanni Luca Nirta, marito
di Maria Strangio uccisa il giorno di Natale dello scorso anno. Tre ricercati trovati nascosti in un bunker. Amato: "Risposta forte e necessaria"

Reggio Calabria - Un bunker con tre persone nascoste all’interno. E' l'ultima delle scoperte fatte dai carabinieri di San Luca nel corso dell’operazione che ha condotto all'esecuzione di 40 provvedimento di fermo, relativi alla faida tra i clan del paese calabrese: Nirta-Strangio e Vottari-Pelle-Romeo. I carabinieri stanno adesso verificando se i tre fossero nell’elenco dei destinatari del provvedimento di fermo. Il bunker era stato realizzato sotto una palazzina nel centro di San Luca.

L'operazione Trecentocinquanta carabinieri, due nuclei dei Cacciatori di Calabria, dieci unità cinofile, duecento uomini della polizia di Stato del reparto prevenzione crimine della squadra mobile, dello Sco del servizio centrale di Roma, due elicotteri dei carabinieri e uno della polizia di Stato stanno partecipando alla maxi-operazione in corso di svolgimento nella Locride nell’ambito dell’inchiesta sulla faida di San Luca e in relazione alla strage di Duisburg.

Quaranta fermi Tra i quaranta arrestati figurano elementi di spicco delle consorterie mafiose Nirta-Strangio che da anni è in lotta con il clan rivale dei Vottari-Pelle-Romeo. Tra di loro anche Achille Marmo, fratello di Marco Marmo ucciso nella strage di Duisburg e Giovanni Luca Nirta, marito di Maria Strangio uccisa il giorno dei Natale dello scorso anno.

Il bunker Il nascondiglio si trovava nell’abitazione di uno dei Vottari e vi si accedeva attraverso una parete camuffata da enoteca. I carabinieri del reparto territoriale di Locri hanno notato il colore diverso della parete, situata in un sottoscala dell’appartamento, ed hanno approfondito l’esame del locale, sfondando la parete divisoria. Gli occupanti del rifugio hanno subito urlato di non essere armati e di avere intenzione di arrendersi. Si tratta di Antonio Vottari, 43 anni; Antonio Giorgi, di 30, Antonio Pelle, 19.

Un territorio pieno di covi I carabinieri, nel marzo scorso, sempre a San Luca, avevano trovato un altro rifugio in località "Ricciolino", riconducibile anche in quel caso ai Vottari. Dentro c’erano armi ed altro materiale. Secondo quanto riferito dal colonnello Antonio Fiano, comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria, nel corso di una conferenza stampa alla presenza dei vertici della magistratura e della Polizia, vi sarebbero altri covi nei quali, dopo ogni omicidio o durante i periodi di pericolo o latitanza, trovano rifugio gli uomini dei due clan rivali.

Amato: "Risposta necessaria" "È una risposta forte e necessaria quella dispiegata dallo Stato a San Luca per spezzare la faida mafiosa tra cosche contrapposte della ’ndrangheta che già tanto terrore ha provocato". Lo affermano il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, e il viceministro Marco Minniti, che, si legge in una nota del Viminale, "si sono complimentati con le forze di polizia per la brillante operazione contro la ’ndrangheta. Il fatto che le forze di polizia abbiano operato in stretta sinergia (polizia di Stato e carabinieri) dando seguito alla richiesta della procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che ha deciso oltre 40 fermi, ed abbiano bloccato oltre una trentina di persone accusate di associazione mafiosa e altri gravissimi reati, testimonia - aggiungono Amato e Minniti - un impegno corale per restituire alla stragrande maggioranza della Locride e dei calabresi condizioni di vita normale".