Faide nel Pd pugliese: "Basta coi dalemiani"

Nelle intercettazioni di Vendola, Emiliano e Tedesco uno spaccato della
sinistra fra minacce e colpi bassi. E spunta il lìdel Maximo

Ecco le intercettazioni tra i notabili del centrosinistra finite nell’inchiesta sull’ex assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco. Telefonate con attriti, veleni, dissidi interni al centrosinistra regionale guidato da Nichi Vendola. Il 21 giugno 2008 Tedesco parla con il sindaco di Bari, Michele Emiliano, della possibile uscita dalla giunta dello stesso assessore. Emiliano critica Vendola con riferimenti inquietanti: «Non ha capito niente del sistema che intende governare (...) lui è ormai totalmente nelle mani di altri, questa cosa, non sono un esperto di politica ma in altri sistemi sì. Quando si verificano cose del genere con... il capo non è più lui, è la fine (...). Le suggestioni che subisce sono pazzesche».

Tedesco ribatte che Vendola teme l’offensiva dell’Idv contro il suo nome. «Poi mi è venuto a dire (Vendola, ndr) tutta la storia che Zazzera (Idv, ndr) gli è andato a dire che a settembre ripartirà un’offensiva nei miei confronti che sarà anche di carattere giudiziario. Io gli ho detto. Guarda Nichi io non ho niente di cui devo rimproverarmi (...)». Qualche mese prima, in più telefonate, Tedesco mostra insofferenza verso la «cupola dei dalemiani».

La prima è del 19 aprile 2008, con il direttore del Policlinico di Bari, Vitangelo Dattoli, che gli ricorda come la corrente dell’«ortodossia diessina» non vede di buon occhio Vendola, e Tedesco che sbotta, lamentandosi per il trattamento riservatogli dai dalemiani, raccontando un confronto col sindaco di Bari: «Ho detto a Emiliano “cosa mi rimproverate, di aver preso i voti? Mi hai fatto una telefonata, mi hai detto che si poteva strumentalizzare una mia eventuale candidatura a segretario regionale e mi sono tirato indietro (...). Ho chiamato D’Alema e ho chiesto a D’Alema come mi dovessi schierare nel Pd, e quello mi ha detto fai bene a fare la cosa con i Riformisti e abbiamo preso il 20 per cento”.

Ho detto “che cazzo volete? mi rimproverate che tutte le volte che mi impegno vengono fuori i risultati? Ma che cazzo volete”? Allora gli ho detto ieri a Emiliano, “ti darò la controprova, le prossime comunali presenteremo una nostra lista con un nostro candidato sindaco, siccome io sono irrilevante vorrà dire che vincerai, stravincerai”...». Il 30 aprile, Tedesco ribadisce il concetto col consigliere Pd Bonasora: «Queste cose non le ho tollerate nel Psi dove c’era gente che aveva i coglioni quadrati (...) i ministri che si mettevano a tu per tu con Craxi, e io mi mettevo a tu per tu con quei ministri, e ora devo tollerare la cupola dalemiana che legittima i vari Loizzo, i vari Latorre... ma chi cazzo sono, non riesco nemmeno a far eleggere il sindaco nel proprio Comune».

Toni quasi surreali quelli della conversazione del 10 maggio 2008 tra Tedesco e il parlamentare Pd Gero Grassi, con quest’ultimo che dice all’assessore: «Tu mi mandi i messaggi mafiosi (...) mi mandi i messaggi mafiosi con i denti a 36 carati, mandi i messaggi al presidente (...) siccome tu sei intelligente (...) tu i messaggi li mandi con il sorriso durbans e difficilmente ottieni un no, capito?». Il 14 ottobre Vendola chiama Tedesco, per dirgli che don Luigi Verzé aspetta notizie sull’apertura del San Raffaele a Taranto. Vendola: «Ieri mi ha chiamato don Luigi. “Eh, presidente, ma così è tutto fermo?”. Ho detto, “guarda don Luigi, dovrebbe essere arrivata la proposta di delibera modificata”» . Tedesco: «Sì, ma è quella sulla quale loro non sono d’accordo, comunque domani ci vediamo in assessorato con Clarizio e con Santoro quello del San Raffaele (...)».

Ancora sulla sua paventata sostituzione, Tedesco parla con un tale Roberto il primo luglio 2008: «Circolano altre voci che dicono che D’Alema lo avrebbe chiamato per dargli lo stop, per dire che Tedesco non si tocca». Il dieci ottobre dello stesso anno, è l’imprenditore dalemiano Enrico Intini che telefona a Tedesco, che si trova in autostrada. E per dire all’amico dov’è diretto, usa una curiosa allusione. T: «Sto andando a Taranto!». I: «A Taranto stai andando? Dal mitico?». T: «No, ho una riunione dei carbonari». I: «Ah, si sono riuniti?».