FAITHFULL La baronessa rock che scelse lo Stone

Domani sera al Dal Verme per la Milanesiana fra «canzoni d’innocenza ed esperienza»

Antonio Lodetti

Marianne Faithfull è una leggenda. Nelle sue interpretazioni sofferte si legge il suo passato di lady maledetta degli anni Sessanta, ex pin-up profondamente segnata dai fasti e dalle tragedie di una vita vissuta pericolosamente. Marianne (non a caso si chiama come la compagna di Robin Hood) ha sempre sfidato a viso aperto tutti e ora, con animo tormentato ma la tempo stesso con la saggezza dell’esperienza, è tornata a tempo pieno all’attività artistica e rilancia il suo messaggio di culto. È tornata con dischi, tournée e recital, come quello che ci aspetta domani al Teatro Dal Verme - per la rassegna Milanesiana - e che si intitola molto appropriatamente Songs of Innocence and Experience (ovvero «Canzoni d’innocenza ed esperienza»). Lo spettacolo sarà seguito da una conversazione tra l’artista e lo scrittore fiorentino (ma milanese d’adozione) e presidente della casa editrice Adelphi Roberto Calasso.
Marianne Faithfull ha tante, forse troppe cosa da raccontare. È stata una delle figure emblematiche, più chiacchierate, invidiate e maledette della swingin’ London. Figlia di un professore di italiano («ma l’unica frase che ho imparato è “Passami la marmellata”») e di una baronessa austriaca, lasciò il suo ambiente borghese con l’idea fissa (come accadeva spesso a quei tempi alle cosiddette groupie) di avere un Rolling Stone per amante. Andò a letto con tre di loro prima di scegliere Mick Jagger.
Con Jagger visse una stagione intensa fatta di momenti epici (Jagger e Richards scrissero per lei canzoni come As Tears Go By, che volò alta nelle hit parade di mezzo mondo e divenne un superclassico) e di tremendi drammi (finì schiava dell’eroina, tentò più volte di suicidarsi in modo teatrale, rimase coinvolta in scandali giallo-rosa e in processi di droga insieme agli Stones).
Negli anni si è comunque creata una duratura credibilità artistica («Eravamo più liberi in una società meno permissiva. Abbiamo pagato di persona i nostri sbagli, le nostre conquiste hanno spianato la strada ai ragazzi di oggi. Non mi sono mai piegata alle regole, ho sofferto e vissuto e nessuno mi conosce bene perché in me convivono diversi personaggi che neppure io a volte riesco a distinguere») a partire dai suoi primi dischi che sposavano il nitore del folk con le pulsioni del beat. Poi, col tempo, pochi album all’insegna della qualità e della versatilità.
Passata la sbornia giovanilistica pubblica lavori di spessore come Broken English, il suo capolavoro dark, o i più recenti 20th Century Blues e Seven Deadly Sins che manifestano il suo amore per le canzoni nobili di Brecht, Weill e il cabaret di Weimar, che ha cantato spesso anche dal vivo. Vagabond Ways è un disco universale con un inedito di Roger Waters e un brano scritto espressamente per lei da Elton John. Poi nel 2002 è uscito Kissin’ Time, lavoro moderno che sposa il folk delle origini con l’elettronica, il funk, il blues con la complicità di artisti di nuova generazione come Beck, Pulp, Blur.
«Gli opposti si attirano - commenta Marianne Faithfull - suonare con vecchi musicisti potrebbe essere un’operazione nostalgica, con i giovani si provano nuovi stimoli. Stare con loro aiuta a non invecchiare artisticamente. Certo, bisogna saper scegliere, c’è tanta musica idiota in giro, basta ascoltare la radio o guardare Mtv». Dal suo show ci attendiamo come sempre emozioni forti.
Marianne Faithfull, Milanesiana, Teatro Dal Verme, info 02-77406308, domani ore 21, ingresso 10 euro