Falcone da dimenticare Lucarelli alla berlina Liverani è il vice Pirlo

nostro inviato a Livorno

Arrivederci a mai più. Una presenza e basta. Può essere questo il ricordo per Falcone e compagnia reduci da un esordio nero, anzi nerissimo, di nessuna utilità e di nessun futuro, nella rappresentativa di ferragosto. Le ombre cominciano con la difesa e si estendono all’attacco. Amelia e Falcone rimediano una gravissima insufficienza ciascuno. E non è solo questione di scarsa intesa: in discussione è la cifra tecnica, lo spessore, la personalità. Il pelato centrale della Samp è l’anello debole di un quartetto difensivo che trova in Terlizzi la guida spirituale (figurarsi) mentre Zenoni e Chiellini, sui lati, non sono né da bosco nè da riviera. Se Ambrosini non gioca in modo continuo da almeno tre tornei nel Milan, non si può pretendere che improvvisamente, in una notte, risolva tutti i suoi acciacchi. Non dispiace il milanista, ma al cospetto dei croati, che non sono dei fulmini di guerra, rimedia qualche inevitabile figuraccia nella corsa. Da capitano, oltre che infondere coraggio, si vede costretto a tappare buchi, tentare qualche blitz, stare a guardia del bidone. Ma non può chiudere il portone di Amelia spalancato da Falcone e da un sinistro di Rapajc. Liverani può ambire al ruolo di vice Pirlo: ne ha le sembianze, non il passo né la continuità, con un piede solo lancia e detta i tempi ma è uno dei pochi a prestarsi al giochino delle coppie. Sono gli altri che disperdono energie importanti.
Da promuovere, con il centrocampista appena passato alla Fiorentina, il laziale Rocchi, che si imbatte quattro volte nel portiere o in una mira imprecisa. Ma è vivo e vitale. Non certo come gli altri due soci d’attacco, Cristiano Lucarelli ed Esposito, messi alla berlina dalle vicende tecniche. La sorpresa Delvecchio, un pugliese di gran fisico, fa a cazzotti con il calcio geometrico: si vede che è fuori dagli schemi ma non dalla gran voglia di ben figurare. Fa parte anche lui del mini-blocco Samp messo in vetrina ieri sera. Novellino deve lavorare sodo per tirar fuori qualche risultato luccicante. Dopo i tanti, troppi cambi effettuati nella ripresa, ben sei in sequenza, da segnalare un tiro di Di Michele e una fuga di Semioli con tentativo maldestro di cross. Poco, troppo poco per meritare un riconoscente applauso. Qualche luce, per concludere. Il resto è buio pesto.