Fallaci, il giorno dell’addio nella sua ingrata Firenze

Il nipote Edoardo: «La città non ha mai contraccambiato il suo affetto». Zeffirelli: «Fra un mese gli amici la commemoreranno»

da Firenze
Da ieri mattina riposa accanto al babbo Edoardo, alla mamma Tosca e vicino al cippo che ricorda l’uomo della sua vita, Alekos Panagulis, e che lei stessa fece porre nel cimitero degli Allori del Galluzzo, alle porte di Firenze. Oriana Fallaci è stata sepolta lì ieri mattina, intorno alle 11, sotto un cielo plumbeo e piovoso. Poche, per volontà della scrittrice, le persone presenti alla cerimonia, che lei non voleva né civile né religiosa: la sorella Paola, i nipoti Antonio ed Edoardo, l’amico Franco Zeffirelli, Paolo Klun della Rcs, Carlo Vallardi, e il presidente del Consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini. Con loro anche l’amica fiorentina che l’ha seguita negli ultimi giorni. Sul carro funebre, che dalla Casa di cura Santa Chiara ha portato la bara al Galluzzo, c’era un amico giornalista, lo stesso al quale Oriana Fallaci diceva di bocciare molti aspiranti cronisti all’esame professionale «perché non sono preparati». Nessun rito, per l’ultimo saluto, ma alcuni presenti hanno ricordato alcuni aspetti della vita di Oriana, raccontando «aspetti lieti, anche intimi e confidenziali» della sua esistenza.
Nell’ultimo viaggio la scrittrice sarà accompagnata anche da una copia del suo giornale, il Corriere della Sera, da tre rose gialle deposte dai pronipoti e dal Fiorino d’Oro di Zeffirelli, quel massimo riconoscimento civico che la sua città non volle mai darle. Se n’è andata «senza lacrime», come ha ricordato il nipote Edoardo, ma lasciando dietro di sé, anche ora che non c’è più, quelle ruvide polemiche che hanno contrassegnato la sua vita soprattutto negli ultimi anni. In particolar modo verso la sua città natale, che lei amava, ma che «si doleva non contraccambiasse questo affetto», come ha sottolineato il nipote nei giorni scorsi. Una città «ingrata, che fa schifo», ha detto Zeffirelli che le ha voluto dare per l’ultimo viaggio il Fiorino d’Oro che il Comune aveva assegnato a lui, «e che lei si meritava». Una città che la sorella Paola, ha detto di «non voler ringraziare» mentre invece, nel breve intervento prima della tumulazione, ha ringraziato gli amici presenti, e anche monsignor Rino Fisichella e l’amica Sofia Loren. «Oriana, essendo un carattere forte - sono le parole che avrebbe pronunciato Paola davanti alla tomba - talvolta si arrabbiava, ma tutto passava subito. Era ironica e generosa anche con le persone con cui aveva litigato. Penso non sia stata una donna fortunata».
Polemiche che hanno investito pure le massime istituzioni del Paese. «Abbiamo avuto tante richieste di partecipazione, anche dal Quirinale. Ma le abbiamo gentilmente declinate per rispettare le sue volontà. Ha lasciato scritto esattamente cosa voleva», ha detto il nipote Edoardo Perazzi ai giornalisti, spiegando il perché di una sepoltura in forma così privata. «Siamo in contatto con il ministero della Cultura - ha aggiunto Perazzi -, ha chiamato il ministro Rutelli, ci sono state richieste di partecipazione anche dal governo, dalla Regione, da tutti i suoi amici e dai lettori». Ma non sono mancate, ha puntualizzato il nipote, «anche manifestazioni di affetto molto tardive, anacronistiche e ridicole». Non è dato sapere a chi si riferisse, ma non è un mistero che le amministrazioni di sinistra della Toscana abbiano sempre avversato Oriana, e che il Quirinale, durante la presidenza Ciampi, non acconsentì mai a nominarla senatrice a vita, nonostante le centinaia di migliaia di firme raccolte da un vasto movimento di opinione.
Tra circa un mese, come proposto da Zeffirelli, sarà organizzata una cerimonia per farla ricordare a Firenze, «una cerimonia senza alcuna connotazione politica», ha ribadito Edoardo. Mentre Zeffirelli, con la dolcezza mista a quella sorta di irriverenza che contraddistingue i fiorentini, ha aggiunto: «È un’amica che ci mancherà moltissimo, soprattutto in questi immediati anni che ci aspettano. Poteva aspettare a morire, porca miseria...». E parlando della cerimonia di sepoltura il regista l’ha definita «bella e lieta, ne sono uscito sereno e non depresso», mentre per il futuro «la ricorderemo tra un mese, in una commemorazione organizzata dagli amici, a Firenze: ma non una di quelle cerimonie del cavolo, dove tutti parlano bene del morto. Voglio far vedere a questi mascalzoni - ha detto il regista - che tutta la città la rimpiange». A Oriana, queste polemiche portate avanti in suo nome da un fiorentino controcorrente come lei, sarebbero piaciute da matti.