FALLACI La guerra degli eredi

Un testamento, i diritti d’autore, un libro da pubblicare postumo: tra la sorella Paola e il nipote Edoardo Perazzi è battaglia

Prendete i Guelfi e i Ghibellini, aggiungete un terzo di caratteraccio, un terzo di toscanità e un terzo di testardaggine e il quadretto è completo. La guerra dei Fallaci per l’eredità di Oriana si combatte per ora a parole, ma passerà presto sui tavoli degli avvocati. Il nodo del contendere è il libro sulla storia della famiglia Fallaci, su cui Oriana aveva lavorato per oltre dieci anni e avevo interrotto l’11 settembre. Lo chiamava «la mia creatura». Una saga familiare che prende l’avvio dal Seicento, con personaggi reali e altri inventati. Un romanzone storico, di 370 pagine che pare la Rizzoli voglia pubblicare in autunno, in occasione dell’anniversario della morte di Oriana, scomparsa lo scorso 15 settembre lasciando il nipote Edoardo Perazzi erede universale di tutto il suo patrimonio - la casa di New York, quella di Greve in Chianti e i profumatissimi diritti d’autore - ed escludendo il resto della famiglia (la sorella Paola e l’altro nipote, Antonio, che fa il paesaggista di giardini).
«Quel libro non deve uscire. Dovranno passare sul mio cadavere», dice Paola. «La pubblicazione è nelle ultime volontà di Oriana», ribatte Edoardo. Non potrebbero essere più distanti, madre e figlio. Anche fisicamente. Ieri, 29 giugno, Oriana Fallaci avrebbe compiuto 78 anni e la data è stata celebrata in due luoghi diversi, a ottomila chilometri di distanza. A Milano, dove il sindaco Letizia Moratti ha inaugurato un giardino intitolato alla memoria della Fallaci, c’erano Paola e il figlio Antonio. A New York invece Edoardo Perazzi presenziava al Fallaci Day: convegno organizzato alla Public Library dal ministro dei Beni Culturali Rutelli e dallo stato maggiore della Rizzoli, più mostra all’Istituto di Cultura con cimeli, libri, articoli e fotografie.
«Cimeli? Che cimeli ha portato Edoardo a New York? L’elmetto ce l’ho io - commenta la sorella Paola -. Le cose di Oriana le conservo io». Il famoso elmetto da soldato, quello immortalato in più di una foto della Fallaci inviata di guerra, della Fallaci con la sigaretta in bocca, non ha un grande valore, monetariamente parlando. E quindi è una lite sui soldi, ma non solo. Si litiga sugli affetti, sulla memoria e come è facile intuire si strattona la figura di Oriana anche politicamente. Antifascista? Anticomunista? Antiislamica? Qual è la Fallaci che va bene? Quella pre o quella post 11 settembre? Quella della Moratti o quella di Rutelli? Quella di Paola o quella di Edoardo?
Nel testamento c’è tutto il carattere di Oriana Fallaci. Un terzo caratteraccio, un terzo toscanità, un terzo testardaggine: aveva litigato con la sorella, era da tempo che non si parlavano. Era una donna umorale e ha deciso di lasciare tutto a Edoardo. Secondo la legge americana ci vorranno due anni per capire a chi va cosa. Ma Edoardo Perazzi, erede dei diritti librari, già all’inizio dell’anno aveva annunciato che avrebbe pubblicato postumo il libro su origini e storia dei suoi avi. «Oriana Fallaci ha lasciato disposizioni chiarissime su molte cose e anche sul romanzo che voleva fosse assolutamente pubblicato» ha dichiarato.
Edoardo afferma di essere in possesso dell’ultima versione, definitiva e compiuta del testo. Negli ultimi mesi della sua malattia, la zia avrebbe scelto anche il titolo - che per ora rimane segreto - e spiegato al nipote la copertina e i caratteri tipografici da usare. «Mia zia Oriana aveva anche espresso il desiderio che il libro fosse pubblicato così come si trova: non ci sarà alcun lavoro di editing, salvo togliere eventuali refusi. Sarà pubblicato così perché per Oriana era compiuto».
Paola annuncia battaglia e non usa giri di parole. Il caratterino è una specialità di famiglia: «Non ne faccio questione di soldi. E non mi vengano a rompere i coglioni, sennò mi ricordo di essere una Fallaci. Non esiste un’edizione ultima di quel libro come dice Edoardo. Ci sono due copie: una l’aveva Oriana e una io. E lei non voleva che fosse pubblicato. Ho delle lettere di Oriana dove scrive: “Piuttosto che vederlo pubblicato lo brucio”. E infatti in tutti questi anni vari editori le avevano chiesto di mandarlo in stampa e lei si era sempre rifiutata perché il libro è incompiuto. Rizzoli metterà all’opera i suoi potenti avvocati, ma io ho le lettere di Oriana. Al momento opportuno le tiro fuori. E sa come scriveva quando si arrabbiava. E lei era molto, molto, molto molto (quatto volte, contate, ndr) arrabbiata con la Rizzoli».
Per quanto si sa, la saga familiare parte da fine Seicento ed è ferma a metà Ottocento. Manca tutto il Novecento. Manca lo zio Bruno Fallaci, caporedattore della pagina culturale della Nazione che durante la prima guerra aveva scritto diari dal fronte. E poi il padre Edoardo, antifascista che iniziò Oriana alla lotta partigiana e che fu catturato e torturato dai nazisti. Si racconta dei Fallaci, «livellari» del Granduca di Toscana, che cioè avevano ricevuto terre da coltivare ma non erano contadini. Soprattutto un personaggio aveva affascinato Oriana. Una certa Caterina, vissuta nel Settecento. «La prima delle cattivissime Fallaci - dice Paola -. Ma io posso essere anche più cattiva di Oriana e Caterina».