Il fallimento delle porte spalancate

Tutti i giorni la cronaca s’incarica di ricordarci quanto possa essere drammatico l’incontro disordinato fra mondi diversi provocato dall’immigrazione e quanto sia alto il prezzo che la società ospitante paga per la solidarietà. Ieri a Milano c’è stato un caso di stupro e pare proprio che il colpevole si un magrebino. Non è il primo episodio di violenza dovuto ad extracomunitari; si dirà che ci sono tanti stupratori italiani, il che è vero, ma questo è anche un buon motivo per non importare criminali esteri. È fatale che con la massa degli immigrati desiderosi soltanto di migliorare la loro condizione si muovano anche uomini di malaffare. Gli esperti sanno che chi proviene da società più chiuse e più violente della nostra è maggiormente esposto alla tentazione delle scorciatoie illegali.
È certo che a rendere più grave la tensione e il malessere sociale, specie degli strati più fragili della nostra comunità, sono il disordine, il lassismo, la cecità che hanno accompagnato l’immigrazione clandestina; sanatorie, facilitazioni annunciate e la promessa di una cittadinanza in tempi brevi fanno si che il nostro Paese continui a essere una calamita. Non ci sono stati gli strumenti culturali e politici adeguati ai bisogni e alle esigenze di salvaguardia della comunità nazionale: non è un caso che la Bossi-Fini sita stata demonizzata da una certa sinistra. Si è pensato che le buone intenzioni potessero raddrizzare le gambe della storia, che la demagogia a sfondo ideologico e l’incrollabile fede nella integrazione potessero risolvere tutto. Di qui le pressioni di quella sinistra radicale, estrema per una politica delle «porte aperte». L’altro ieri il consigliere comunale ds Ettore Martinelli ha usato toni critici verso la sinistra «radicale e irresponsabile» che «soffia sul fuoco» e non valuta correttamente l’importanza della legalità e la necessità che i nuovi arrivati esprimano una decisiva adesione ai valori basilari della nostra società, Ben detto, ma la voce di questa sinistra che si definisce responsabile, realista e riformista resta molto flebile nella precaria Unione, sovrastata dalle promesse e dai proclami dell’altra sinistra. Che oggi conta di più e che confida sulla rapida naturalizzazione degli immigrati per contare sempre di più.