Fallimento o salvezza L’ora della verità per il gruppo Ricucci

Oggi l’incontro tra gli advisor di Magiste e i Pm romani. I consulenti dell’immobiliarista presentano la bozza di concordato

Angelo Allegri

da Milano

Si avvicina l’ora della verità per la Magiste di Stefano Ricucci. Questo pomeriggio gli advisor del gruppo che fa capo all’immobiliarista romano (l’avvocato Vittorio Ripa di Meana, i consulenti di Vitale & Associati) incontreranno i due pubblici ministeri romani, Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli, che indagano su Ricucci per i reati di aggiotaggio e falso in bilancio. Ai due magistrati sarà presentata la bozza della richiesta di concordato preventivo che permetterebbe a Magiste di evitare il fallimento. Un piano di risanamento che prevede un calendario serrato di dismissioni immobiliari e la sistemazione dei debiti con il sistema bancario (in tutto sfiorerebbero gli 1,5 miliardi). Una volta verificata la possibilità di un accordo di massima con i due procuratori i consulenti di Ricucci sarebbero pronti a presentare la domanda formale di concordato (forse già questa settimana) al Tribunale di Roma.
Sull’esito dell’incontro tra i consulenti di Magiste si ostenta ottimismo, ma la situazione appare intricata. Appare dubbio che i magistrati siano convinti della possibilità che Magiste possa continuare la sua attività, sia pure con le cautele e le condizioni poste dalle norme sul concordato. Nell’ordinanza che stabiliva l’arresto di Ricucci si parlava di situazione «oggettivamente prefallimentare» e si citava una perizia chiesta dai due Pm in cui lo «squilibrio finanziario» veniva definito «non sanabile». Anche per questo, in base alle indiscrezioni dei giorni scorsi, la procura sembrava orientata a chiedere il fallimento, soprattutto per tutelare le pretese del fisco, a cui il gruppo di Ricucci deve una novantina di milioni o poco più.
Non mancano però le armi a disposizione dei consulenti di Ricucci. Tanto per cominciare proprio la garanzia per i debiti con l’amministrazione finanziaria. Lo Stato, in qualità di creditore privilegiato, verrebbe soddisfatto al 100% da una procedura di concordato. Ci sono poi le valutazioni della società di revisione Bdo, che ha in qualche modo ricostruito il complicato e ramificato impero (con società dal Lussemburgo alle Bahamas) di Ricucci. Secondo Bdo il patrimonio di Magiste sarebbe, sia pure per poco, in attivo. Infine c’è l’appoggio del principale creditore, la Banca popolare italiana guidata da Divo Gronchi. Bpi sembra avere tutto l’interesse a evitare il fallimento che la costringerebbe a una rigida procedura d’asta per la vendita del 14% di Rcs ottenuto in pegno per i prestiti concessi a Ricucci.
Certo a chiarire la situazione e a evitare il fallimento non ha contribuito il recente arresto di Ricucci e i suoi, apparenti, tentativi di rientrare nella partita Rcs. Ma dal provvedimento emerge anche l’estraneità alle manovre dell’immobliarista dei nuovi vertici di Magiste (il presidente ora è Francesco Bucci Casari), che reggono le sorti della società ormai dall’ottobre del 2005.