MA IL FALLIMENTO È QUELLO POLITICO

Anch’io penso che sia meglio che Claudio Burlando faccia un passo indietro. Ma credo che le gravissime infrazioni stradali, i tesserini parlamentari scaduti esibiti come documento e il resto, c’entrino poco con la necessità di un ricambio a De Ferrari.
Certo, quella che ha coinvolto il governatore è una brutta storia. Ma posso testimoniare - anche personalmente, per averci parlato a lungo ieri - che le sue scuse sembrano genuine, il suo pentimento reale, la sua autoflagellazione totale. Claudio Burlando, ieri, era un uomo provato, quasi in stato confusionale, nell’ansia di scusarsi, di spiegare, di urlare al mondo che lui ha sbagliato e moltissimo, ma che non ha chiesto nessun favoritismo. Ma anzi, spaventato dall’onda d’urto anti-Casta, ha invocato tafazzianamente maggiore durezza nei suoi confronti. E, fossi in Sandro Biasotti e nell’opposizione, non chiederei le dimissioni per le vicende stradali del governatore. Non per quelle.
Il problema è che Burlando, probabilmente, era in stato confusionale anche domenica quando ha sbagliato strada agli Erzelli. E che era in stato confusionale prima, durante e dopo la campagna elettorale: perchè non si può spiegare altrimenti il fatto che sperasse davvero di ridare impulso e vita alla Liguria, dalla realizzazione delle infrastrutture in giù, dopo aver vinto le elezioni solo grazie all’apporto della sinistra radicale e massimalista, un «partito del no» capace di bloccare tutto. Che, fra l’altro, non ha mai fatto mistero della sua volontà di bloccare tutto. Per dirla intera, la colpa non è di Rifondazione e compagni, la colpa è dei «moderati» e dei «riformisti» (virgolette d’obbligo) dell’Unione che hanno fatto il gioco delle tre tavolette.
Se c’è un motivo per cui Burlando deve dimettersi, sta qui, è tutto politico. Perchè ha imboccato contromano la strada del governo. E, a De Ferrari, gli è andata molto peggio che agli Erzelli: la Liguria ne è uscita a pezzi.