Fallisce in Afghanistan un attentato kamikaze contro i soldati italiani

L’attacco compiuto sulla strada da Kandahar a Herat, mentre passava un nostro convoglio logistico composto da sei mezzi

Questa volta è andata bene, per un soffio, ma l’ennesimo attacco ai soldati italiani in Afghanistan dimostra che da quelle parti si combatte una guerra che non ci vogliono raccontare. L’attentato che ha colpito ieri mattina un convoglio logistico nella provincia di Farah, la più calda della zona ovest sotto nostro comando, ha ferito lievemente un soldato italiano. Alcune fonti, a cominciare dagli afghani, parlano di un kamikaze, ma la versione ufficiale è che «gli accertamenti sono ancora in corso». Il dato certo è che alle 10.05, le 6.35 in Italia, una colonna composta da sei mezzi viaggiava sulla cosiddetta Ring road, che collega Kandahar, l’ex capitale spirituale dei talebani, a Herat. Il convoglio logistico era diretto verso nord e scortato dagli speciali veicoli attrezzati per inibire i segnali dei telefonini, che solitamente innescano le trappole esplosive. Proprio uno di questi veicoli, dei nuclei Eod per la bonifica degli ordigni, è stato investito dall’esplosione, che ha ferito lievemente un artificiere. Il militare è stato subito soccorso ed evacuato per poi venire trasportato in elicottero all’ospedale militare del quartier generale a Herat.
L’attacco è avvenuto 15 chilometri a ovest dall’abitato di Delaram, una zona infiltrata da talebani e signori della droga alleati con i fondamentalisti. Il primo a darne notizia è stato il generale Dayan Andarabi del 207° corpo “Zafar” dell’esercito afghano. «Un terrorista suicida era all’interno di un veicolo che è saltato in aria vicino al convoglio italiano», ha sostenuto l’ufficiale afghano. Fonti italiane, vicine a Delaram dove è avvenuto l’attentato, hanno confermato al Giornale che «si è trattato di un attacco suicida. Forse è stato esploso anche qualche colpo che ha sventato l’attacco». I soldati incollati alla mitragliatrice pesante sul tetto dei mezzi italiani sono sempre pronti a un’eventualità del genere. Qualcuno parla addirittura di una Corolla bianca imbottita di esplosivo, ma da Herat non giungono conferme.
Il capitano Andrea Salvador, portavoce del contingente di circa mille uomini impegnati nell’Afghanistan occidentale, non si sbilancia. Sul tipo di attentato si trincera dietro «gli accertamenti e la mancanza di riscontri». Non è escluso che possa essersi trattato di una mina o di una trappola esplosiva, magari abbandonata sul ciglio della strada, od occultata su una motocicletta o una bicicletta, talvolta usate dai kamikaze. Probabilmente il terrorista che doveva attivarla o farsi esplodere l’ha fatto troppo presto o troppo tardi non riuscendo a centrare il convoglio.
Poche ore dopo i talebani hanno rivendicato l’attacco con una nota firmata da uno dei loro portavoce, Mohammed Yusuf. «Uno degli eroi dell’Emirato islamico (il nome che i talebani danno all’Afghanistan nda), il mujahed Abdel Jabbar - si legge nella nota - ha eseguito un attacco contro un convoglio americano (spesso i talebani non distinguono fra le diverse nazionalità dei soldati della Nato nda) nel centro del distretto di Delaram». I talebani parlano di un’autobomba, ma i loro comunicati sono sempre infarciti di propaganda.
Se venisse confermato l’attacco kamikaze sarebbe il primo da quando i talebani hanno scatenato, a fine ottobre, un’offensiva a colpi di guerriglia “mordi e fuggi” in alcuni distretti della provincia di Farah. Nel capoluogo del Gulestan i tagliagole islamici hanno messo a morte sei civili e un ufficiale di polizia, compresi i familiari del responsabile amministrativo del distretto. Solo l’11 novembre le forze afghane, appoggiate dalle truppe della Nato, compresi i soldati italiani, hanno ripreso il controllo del distretto. Le operazioni non hanno coinvolto solo i corpi speciali italiani della Task force 45 di stanza a Farah, il capoluogo di provincia, ma anche gli elicotteri, gli aerei senza pilota Predator e i corazzati Dardo. Centinaia di talebani hanno lanciato incursioni anche nei distretti di Bakwa e Khaki Safed, sempre sotto responsabilità italiana. In queste ore sarebbero in corso nuove controffensive per snidare, dai distretti ancora occupati, i fondamentalisti in armi. www.faustobiloslavo.com