Fallito l’appello di Fo, pochi volontari a far pulizie

Chiara Campo

Brioches e spremute di frutta. L’aspirante sindaco del centrosinistra Dario Fo ieri mattina ha portato anche la colazione agli oltre duecento immigrati africani che da martedì scorso occupano illegalmente lo stabile di via Lecco 5. Per gli abusivi è stata giornata di grandi pulizie: invece di prepararsi a sgomberare la casa, hanno liberato alcuni appartamenti da macerie e vecchi mobili, radunato in cortile le cianfrusaglie, ramazzato i pavimenti. A «dirigere» i lavori, il premio Nobel e la moglie Franca Rame. L’attrice ha anche telefonato per conto degli occupanti all’Amsa, e verso le dieci è venuto un camion della nettezza urbana a prelevare i sacchi neri. «Invitiamo tutti i cittadini a raggiungerci domani alle 9.30 armati di scope, sacchi neri, materassi e viveri per ripulire lo stabile», aveva fatto appello sabato Dario Fo, nella sua prima visita ai rifugiati politici e ai no global del gruppo Action che dirigono l’accampamento. Ma ieri all’ora X si sono presentati solo una decina di giovani. Chissà se in vista delle primarie il premio Nobel saprà mobilitare le masse in modo più convincente.
«Ho visto le immagini al tg, mi sembra che Fo si sia limitato solo a portare le ramazze, non l’ho visto pulire», scherza l’assessore comunale ai Servizi sociali Tiziana Maiolo, che sull’ «impegno» del premio Nobel si limita a considerare che «sta facendo la sua campagna elettorale». Preferisce parlare, piuttosto, del lavoro di Comune e istituzioni per risolvere presto la vicenda. Maiolo ha presentato al viceprefetto il quadro dettagliato delle disponibilità di posti letto in città, in modo che nel giro di un paio di giorni «si possa procedere allo sgombero senza lasciare nessuno sulla strada». Oggi il Comune è già in grado di ospitare 182 persone: 69 uomini e 50 donne al dormitorio di viale Ortles, tre uomini e 10 donne nella sede della protezione civile, trenta uomini e 20 donne in via Calvino. Ma oggi «si concluderà anche la gara tra le associazioni per la gestione del Piano freddo», e da domani saranno a disposizione oltre 500 letti per l’emergenza invernale. Qualcuno potrà essere usato anche per ospitare i rifugiati politici di via Lecco.
Palazzo Marino però detta le regole. Mentre Dario Fo sobilla gli animi degli abusivi e li invita ad usarlo «come un ariete con le istituzioni», Maiolo assicura che il Comune aiuterà chi ha bisogno, «ma a condizione che abbiano davvero voglia di iniziare un percorso serio di integrazione. Limitarci al puro assistenzialismo non ha senso, vogliamo avviarli al lavoro. Avevamo già assistito un anno fa alcuni degli occupanti, ma al momento di intraprendere un percorso di inserimento lavorativo “se la sono squagliata”». Seconda condizione: «Tratteremo solo con i singoli, i sedicenti mediatori culturali ci hanno presi in giro per un mese. Avevamo fissato l’ultimo appuntamento per fornire assistenza agli stranieri il 14 novembre, ma non si è presentato nessuno e il giorno dopo hanno occupato lo stabile. Ma non riescono a metterci in difficoltà». L’assessore ribadisce che «è strano che oltre 200 stranieri provenienti da altre città italiane siano arrivati lo stesso giorno in via Lecco: c’è una strumentalizzazione politica. O hanno saputo che il welfare milanese è il migliore...». Il vicesindaco Riccardo De Corato ricorda invece a Fo che «chi si candida a futuro sindaco della città dovrebbe aggiornarsi in materia legislativa, e sapere che la pulizia di uno spazio privato non è competenza dell’Amsa. Mandare a pulire in uno stabile occupato illegalmente poi sarebbe come avvallare un reato. Mi meraviglio anche che 230 persone abbiano bisogno dell’aiuto di una decina di volontari». Da oggi, infine, «tutti hanno un posto dove andare a dormire, l’emergenza umanitaria è finita - conclude De Corato - e la loro presenza diventa del tutto illegale. Rivolgo il messaggio a prefetto e questore perché sgomberino il palazzo».