Fallito l’assalto, Fini vuole far la pace con Silvio

RomaGianfranco Fini è un «uomo libero» e la sua è «una prova di leadership», ha spiegato ieri il ministro Andrea Ronchi replicando a Sandro Bondi, che aveva accusato il presidente della Camera di essere caduto in un conformismo che lo spingerà fatalmente verso il centrosinistra. Il prossimo anno, a giudicare da diversi segnali che arrivano dell’area finiana, i fatti potrebbero dare torto a entrambi, nel senso che, dopo l’era degli strappi, dovrebbe iniziare una marcia di riavvicinamento tra il presidente del Consiglio e il cofondatore del Popolo delle libertà. Una nuova fase durante la quale, a quanto pare, Fini dovrà per forza dire qualcosa di destra.
Alcuni fatti sono noti. Le cronache politiche dei giorni scorsi hanno già raccontato di come, dopo l’aggressione di Milano ai danni del premier, siano ripresi a pieno ritmo i contatti diretti tra Fini e Berlusconi. I due si parlano senza mediazioni. Il resto sarà servito nei prossimi mesi. E la direzione che prenderà il nuovo corso dell’ex leader di An l’ha indicata il politologo finiano Alessandro Campi, sentito ieri da Il Foglio.
La parola d’ordine sarà «integrare» il messaggio finiano che, secondo il politologo, è stato pienamente recepito dai moderati. Ma quella di Fini si potrebbe anche considerare una correzione di rotta. Il ritorno a temi più potabili. Oppure un risarcimento agli elettori di centrodestra che non hanno capito oppure, se hanno capito, non hanno apprezzato le ultime mosse di Fini. E se per Bondi, Fini «sembra avere l’ambizione di rappresentare una nuova destra: una destra repubblicana moderna, una destra dei diritti, molto rassomigliante però alla sinistra», Campi spiega che quella dell’ex presidente di An è stata solo una prima fase alla quale ne seguirà un’altra, che sarà sicuramente gradita ai moderati.
«In questi mesi - ha spiegato Campi - Fini si è qualificato per certi temi come la bioetica, la laicità, il rispetto delle regole, la difesa della legalità. Tutte posizioni che si possono ormai considerare patrimonio acquisito. Ora sarà necessario un bilanciamento e una precisazione». Cose più vicine, quindi, alla sensibilità degli elettori del Pdl. Quali saranno i temi su cui batterà Fini? Quelli cari alla destra sociale, sembra di capire.
Le politiche del lavoro, quelle fiscali per la famiglia. Il tutto con un occhio ai cattolici di centrodestra che sono senza dubbio la fetta di elettorato moderato che ha meno digerito le recenti uscite di Fini. La controsvolta, a sentire Campi, ha già un simbolo: Renata Polverini, sindacalista di destra, leader dell’Ugl che inizierà la sua carriera politica con la candidatura alla presidenza della Regione Lazio. «Una donna - spiega Campi - che in sé racchiude la sintesi tra l’idea di Fini e il berlusconismo decisionista e volitivo».