La falsa austerity

Scusateci, ma noi vorremmo continuare a spendere. Quel che possiamo, sia chiaro: i tempi sono quelli che sono e non tutti ci chiamiamo Bonolis. Però, ecco, se anche riuscissimo a vivere un po' sopra ai nostri mezzi, non ci dispiacerebbe del tutto. Sempre meglio che vivere al di sotto dei propri mezzi. E, comunque, sempre meglio che morire di paura.
Lo diciamo perché c'è una strana aria in giro, quasi una vaga ispirazione da neo-austerity, un moralismo bacchettone che se la prende con lo shopping o con le vacanze dei politici in hotel (e dove dovrebbero andare, di grazia? Sotto i ponti?). Persino la Corte dei Conti ci accusa di spendere troppo, manco fosse una mamma bigotta e tirchia. Ci manca la Banca d'Italia a regalare il salvadanaio per una giornata del risparmio fuori stagione e il quadro sarebbe completo: avanti di questo passo e riusciranno a farci andare di traverso anche un cappuccino al bar: avremo speso troppo? Si poteva forse risparmiare sul cacao?
Se ci pensate, questa è la conclusione perfetta del martellamento che da sinistra stanno facendo da qualche tempo a questa parte. Prima ci hanno convinto che siamo poverissimi, adesso cercano di convincerci che dobbiamo vivere da poverissimi. Quindi non spendete più e, se per caso spendete qualcosa, sentitevi in colpa. Evidentemente, con i pantaloni a zampa di elefante, sono tornate di moda anche altre brutture degli anni Settanta. Come il celebre pasto frugale suggerito da Enrico Berlinguer.
Ma davvero il pasto frugale aiuta l'economia? Davvero la rinuncia al dessert è la via per uscire da questo momento amaro? Lo diciamo con tutto il rispetto per la memoria di Berlinguer. E anche per i pasti frugali. Però, ecco, a parte il fatto che risulta piuttosto spiacevole che siano un politico o la Corte dei Conti a scegliere il nostro menu, forse sarebbe il caso di ricordare che le rinunce a tavola sono la via migliore per uscire dal tunnel del colesterolo. Non per uscire dal tunnel della crisi.
E lo stesso si potrebbe dire delle rinunce che riguardano i vestiti, o l'arredamento, o magari le vacanze, con o senza hotel. Sia chiaro: il momento è difficile e qualche rinuncia tocca, proporzionalmente, a tutti. Però ecco: un conto è cercare di far quadrare i bilanci e vivere con serenità. Un altro è sentirsi dire che stiamo spendendo troppo e che viviamo al di sopra delle nostre possibilità.
Anche perché, come insegnano al primo anno di economia, fermare i consumi significa fermare l'economia. E innescare una spirale negativa che poi diventa difficile da arrestare. Al vecchio Serafino Ferruzzi, che aveva creato un impero nella sua Ravenna partendo dal nulla, un giorno chiesero a cosa avrebbe costruito un monumento. Alla fortuna? Al suo genio? Ai cereali? «No», rispose. «Al debito». La medesima storia della sua famiglia dimostra che con i debiti non bisogna esagerare, ma insomma: non dicono i dati economici che gli italiani hanno patrimoni elevati? E che addirittura stanno aumentando il risparmio? E non è forse vero che il mercato è depresso? E in una situazione così, secondo voi, se qualcuno ha voglia di spendere un centesimo in più è meglio se lo spende o se lo mette sotto il materasso?
Altro che elogio del pasto frugale. In realtà bisognerebbe scrivere un elogio del consumismo. Perché chi consuma dà slancio e vitalità all'economia, mentre chi si accontenta del pasto frugale la deprime. La letteratura liberale e liberista, da David Friedman a Sergio Ricossa, passando per Any Rand e il suo diritto di ciascuno a inseguire la felicità personale, è ricca di lezioni del genere. Ma sembra che siano state tutte dimenticate, e pure in fretta. Adesso siamo tornati al moralismo con le zampe da elefante: chi spende sbaglia, chi si arricchisce genera sospetti, chi consuma troppo va punito e rieducato. Perfetto: non è quello che abbiamo sempre desiderato? Ma sì, dai: tristezza, tv in bianco&nero e frugalità. Basta seguire le indicazioni della Corte dei Conti e dei cantori della rinuncia, e il gioco è fatto. Non vivremo più al di sopra dei nostri mezzi. E forse nemmeno al di sotto. Toccando ferro, c'è anche un modo per non consumare nulla. Chissà i teorici della neo-austerity, come sarebbero contenti.

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