La falsa moneta di Prodi

Nelle imprese multinazionali, quando si perde la fiducia in qualche dirigente impiegato in ruoli di responsabilità, la procedura è un po' brutale ma efficace: gli si comunica il «venir meno del rapporto fiduciario», dopo di che il dirigente viene accompagnato alla sua scrivania con uno scatolone per potervi riporre gli oggetti personali e, sotto lo sguardo attento del personale di sicurezza, viene condotto fuori. Questo perché il dirigente, certo di aver ormai perso il posto, potrebbe sfruttare i suoi ultimi giorni per danneggiare la società a vantaggio proprio o di altri firmando provvedimenti senza logica.
Purtroppo, per i governi la storia è un po' diversa. Un esecutivo disperato, certo di avere i giorni contati come l'attuale, invece di essere accompagnato fuori dalla porta può tranquillamente continuare a disporre dei denari che non ha (e che sono poi i nostri), avvelenando i pozzi per chi verrà dopo nella speranza di comprarsi un consenso ormai perduto. L'incontro di ieri con le parti sociali per la definizione del documento di programmazione economica è il primo chiaro avviso di una tendenza che anche i più disinteressati ormai stanno intuendo: elargire una cifra «occasionale» come il famigerato «tesoretto» sotto forma di spese fisse che ci rimarranno sulla schiena per sempre, o almeno fino al salto del sistema. L'aumento delle paghe per gli statali, l'aumento delle pensioni basse (ieri Damiano ha promesso metà dei fondi disponibili a questo fine), l'abolizione dello «scalone», sono tutte misure che, al di là della loro utilità, che può essere oggetto di discussione, hanno la caratteristica di essere fisse e ripetibili: una volta alzati, stipendi e pensioni non si abbassano più.
Chi ci dice che di «tesoretti» se ne trovi uno all'anno? Basterà un minimo rallentamento della sfolgorante congiuntura economica mondiale per trasformare il «tesoretto» in un «buchetto» che pagheranno i soliti, ovviamente finché ce la fanno, perché poi il piccolo aumento ricevuto oggi potrebbe diventare un bello zero tondo sulla totalità della cifra, con tanti ringraziamenti al ministro Damiano.
I numeri poi rimangono un mistero: solo due giorni fa Padoa-Schioppa ha farfugliato che le stime della cifra distribuibile sono «in ribasso» rispetto ai 2,5 miliardi ventilati e ieri il governo orgogliosamente ne ha «spesi» 1,3 per i pensionati e 600 milioni per «i giovani». Fanno 1,9 miliardi. Quindi, a meno delle solite fandonie, rimangono 600 milioni (in ribasso) per fumosi ammortizzatori sociali e competitività. Nulla per tutto il rimanente libro dei sogni, fra cui l'irrinunciabile scalone e l'ennesima vana promessa dell'abolizione dell'Ici sfoderata da un Prodi molto meno arrogante del solito, davanti a tutto il Parlamento, quando occorreva elemosinare la fiducia del Senato dopo la crisi dello scorso febbraio. Di interventi per la crescita come le infrastrutture e la ricerca nemmeno l'ombra. Inutile dire che a meno di veri e propri delitti contabili non c'è materiale nemmeno per l'inizio di tali provvedimenti.
Chissà se i senatori altoatesini, che hanno presentato l'ultima parcella al governo per consentire questa pantomima cominciano a sospettare di essere stati pagati anche loro con la solita moneta falsa? Ne risponderanno davanti agli elettori.
Claudio Borghi
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