Falsa testimonianza al processo Gea Capello e Giraudo tra gli indagati

da Roma

Reato di falsa testimonianza. Questa l’accusa per la quale l’allenatore della nazionale inglese Fabio Capello e l’ex amministratore delegato della Juventus Antonio Giraudo sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Roma. L’iscrizione riguarda la loro deposizione fatta nell’ambito del processo Gea che vede tra gli imputati, per associazione a delinquere finalizzata all’illecita concorrenza con minacce e violenza, Luciano e Alessandro Moggi.
Il pm della procura romana Luca Palamara, nell’udienza del 31 marzo scorso, giudicò le testimonianze di Capello e Giraudo reticenti, chiedendo gli atti al presidente della decima sezione del Tribunale Luigi Fiasconaro. Palamara motivò questa decisione per il trincerarsi dietro i «non ricordo» e i «non so» dell’ex tecnico di Juventus e Roma e, riguardo l’ex dirigente bianconero, per «le difformità delle dichiarazioni in merito alle modalità di rinnovo del contratto di David Trezeguet» nel 2004 rispetto a quanto dichiarato dall’attaccante bianconero in una precedente seduta.
«Abbiamo assistito ad un convitato di pietra fatto di reticenze - disse allora Palamara -. In questa sede chi è chiamato a testimoniare è obbligato a dire la verità per evitare che si faccia riferimento ai tam-tam e ai “non ricordo”». In quell’udienza Capello disse di non aver mai avuto notizie di pressioni sui calciatori in materia di procure e di stipula di contratti. Dichiarazioni diverse, per il pm, rispetto a quelle fatte alcuni anni fa in un’intervista e nelle quali faceva riferimento alla Gea ed al monopolio che esercitava sulle procure sportive. Giraudo riferì invece che sulla Gea «si era creata un’invidia ingiustificata» tanto che suggerì ad Alessandro Moggi di fare il direttore sportivo.
La richiesta dei verbali era stata estesa anche alle dichiarazioni di Franco Baldini, ex ds della Roma ed ora manager della nazionale inglese. Il testimone, infatti, parlò di altri procuratori sportivi, oltre a quelli della Gea, che avrebbero esercitato pressioni sui calciatori per acquisirne le procure. Da qui la necessità di un approfondimento di indagine.
Gli atti al tribunale erano stati chiesti anche per la testimonianza di Emanuele Blasi, altro esempio di reticenza secondo il pm. Il calciatore del Napoli aveva affermato di essersi inventato le pressioni da parte della Gea per «liberarsi» del suo ex procuratore Stefano Antonelli. Blasi rischia di essere indagato per calunnia e falsa testimonianza.