Falsari in cravatta: clonata anche Marinella

Giuseppe Marino

Una nemesi in forma di cravatta. Nella capitale italiana del falso in vendita i primi cloni di un simbolo della sartoria napoletana: anche le cravatte Marinella sono state clonate dai maghi della contraffazione. «L’ho scoperto - racconta Maurizio Marinella - quando Mario Orfeo, il direttore del quotidiano Il Mattino - mi ha riportato una cravatta da cambiare. Molto sobria, a pois blu, una di quelle che vengono definite “in stile Berlusconi”. Aveva uno strano sigillo di plastica con tanto di M stampata. Un clone che non faceva assolutamente parte della mia collezione».
Dopo Gucci, Versace, Fendi, Dolce&Gabbana e tanti altri, cade così un altro mito del made in Italy, il marchio italiano del settore più famoso nel mondo. Capi che hanno cinto il collo dei potenti della Terra. In Italia li porta mezza famiglia Agnelli e tra i politici realizzano il miracolo della grande intesa bipartisan (piacciono tanto a Silvio Berlusconi quanto a Massimo D’Alema). In Europa le hanno apprezzate magnati come Aristotele Onassis, colli reali come quelli di Juan Carlos e il principe Alberto di Monaco. E al di là dell’oceano le hanno portate tra gli altri i Kennedy e Bill Clinton.
Sembrava impossibile che il flagello della copia si abbattesse anche su una casa talmente esclusiva da contare solo due punti vendita in Italia. Uno in pieno centro a Milano, l’altro, va da sé, nel cuore di Napoli, a Riviera di Chiaia: appena 20 metri quasi all’angolo con piazza Vittoria, che hanno visto passare, di persona o attraverso emissari incaricati periodicamente di fare rifornimento, personaggi celebri di tutto il mondo. Un rito che si ripete dal 1914, data della fondazione della maison ad opera di Eugenio Marinella. «Per la verità - svela il patron Maurizio, erede di questa lunga storia - già nello scorso Natale avevamo avuto notizia di qualche falso in circolazione. Ora però sembra che la cosa sia un po’ più ampia. Ma dopo aver esaminato il falso non sono preoccupato. È totalmente diversa dall’originale - assicura il titolare - dalla qualità, alla busta, all’etichetta, al sigillo tipo ceralacca che noi non usiamo mai». I falsari però hanno cercato di curare i dettagli più riconoscibili, compreso il cartoncino con le frasi dedicate al marchio dallo scrittore napoletano Domenico Rea. Molto diverso, ovviamente, è anche il prezzo che bisogna sborsare: la cravatta-patacca si porta a casa con dieci euro. Mediamente per portarsi a casa un originale bisogna metterne sul bancone oltre cento.
Adesso a Napoli si è aperta la caccia allo «spacciatore» del falso, che sembra riguardi l’intera collezione di Marinella. Il comandante dei vigili urbani di Napoli, Carlo Schettini, promette battaglia. Si pensa all’utilizzo di vigili in borghese per far cadere in trappola l’ambulante. «Ogni giorno - dice Schettini - facciamo sequestri ma purtroppo siamo di fronte a un mare magnum di illegalità. E poi, spesso, quando blocchiamo queste vendite, soprattutto da parte di extracomunitari clandestini, veniamo aggrediti». La segnalazione giunta alla municipale, parla di ambulanti, uno dei quali girerebbe per Napoli a bordo di una Tipo grigia. «Mi dispiace per i turisti che pensano di portare a casa un pezzo di napoletanità - si rammarica Marinella - raccomando a tutti di essere più attenti. Perlomeno avrò dato lavoro a qualche napoletano». Ma forse l’imprenditore non potrà rivendicare nemmeno questa soddisfazione. «Ormai - dice Salvatore Casillo, direttore del Centro studi sul falso dell’Università di Salerno - i cravattifici clandestini sono in via d’estinzione in Campania. Arriva tutto dalla Cina e qui, o nel Comasco, si cuciono solo etichette. Napoli ora è soprattutto un centro di smistamento».