False buste paga per regolarizzare cinquemila clandestini

Decine di società fantasma. Tutte regolarmente registrate alla Camera di commercio, e con schiere di dipendenti. Extracomunitari. Stranieri a cui venivano venduti i documenti (contratti, buste paga, lettere di assunzione) con cui ottenere il permesso di soggiorno. Un giro d’affari milionario che fa capo a un noto commercialista, cognato del banchiere Michele Sindona, e terminale finanziario - secondo un’indagine dell’antimafia - degli interessi della ’ndrangheta in Lombardia, Svizzera e Lussemburgo.
Per mesi, la Procura e i carabinieri hanno indagato sul mercato delle false assunzioni, arrivando ad accertare oltre mille e 600 casi di contraffazione. Ma, nel corso degli anni, sarebbero almeno il triplo gli stranieri regolarizzati attraverso questo canale. Tra i «clienti» del commercialista ci sono soprattutto tunisini, marocchini, algerini ed egiziani. Disposti a pagare anche 2mila euro per una pratica che li avrebbe tolti dalla clandestinità.