False malattie e parenti disabili E il trasferimento è assicurato

L’ultimo scandalo in ordine di apparizione è partito da Milano. Ben 27 maestre, tutte originarie della provincia di Reggio Calabria, sono state trasferite dal Nord al paese d’origine perché dichiarate invalide. Ma qualche santo del paradiso le ha fatte guarire una volta tornate al paesello...
Una furbata che nella scuola gli addetti ai lavori conoscono bene. Infatti, quella dell’invalidità (se non scoperta) è la scorciatoia più veloce per ottenere il trasferimento da Nord a Sud. In barba a tutti quei docenti che magari aspettano anni senza ottenere l’anelato spostamento. Già, perché, nel settore istruzione, chiunque può tentare di avvicinarsi a casa ma la trafila è lunga e complessa. I docenti onesti, la stragrande maggioranza, devono aspettare l’ordinanza ministeriale con la domanda di trasferimento che viene in genere emanata in primavera. A cui possono partecipare solo gli insegnanti di ruolo, cioè quelli che hanno il posto a tempo indeterminato. Nella richiesta si possono indicare fino a venti sedi diverse e poi bisogna aspettare con pazienza. Valgono, in un conteggio complicato, l’anzianità, il titolo di studio, il numero dei figli. Per ogni sede richiesta vengono individuate graduatorie in base al punteggio. E la sede se la aggiudica chi ha più punti. Ma l’attesa può essere lunga, anche interminabile. Così l’esercito dei furbi si inventa di tutto.
Quelli meno creativi si mettono in malattia e svernano al paesello, fino a quando lo stipendio ridotto (dopo tre mesi di assenza) comincia a pesare sul proprio portafoglio. Ma ci sono anche quelli che non vogliono perdere neppure un euro dal mensile. E così chiedono il trasferimento per situazioni di emergenza. Che, in pratica, significa la richiesta di assistenza per un familiare stretto, invalido. In questo caso, basta la certificazione di una Asl compiacente e l’assegnazione provvisoria è assicurata. Con precedenza assoluta su ogni graduatoria nazionale trasparente. C’è chi fa di più. Come le maestre calabresi. Loro non ne volevano sapere di sede provvisoria. Pretendevano una soluzione definitiva e il trasferimento immediato a casa anche senza aver fatto neanche un giorno di lezione. Così si sono procurate certificati medici costruiti ad hoc. Erano affette da invalidità immaginarie, provate da medici compiacenti, per lasciare le scuole della provincia di Milano e farsi assegnare al Sud. Le cartelle mediche parlavano di scoliosi, ansia, depressione, diabete. Patologie riscontrate dalle Asl di residenza e scomparse nei successivi controlli. Un caso isolato? Non è dato saperlo, ma se è vero che il 50% degli invalidi civili si trovano al Sud sarebbe interessante sapere quanti di questi abbiamo la qualifica di insegnante. Purtroppo far emergere queste ingiustizie è quasi impossibile. Ma a snidare i furbi sono spesso i controinteressati, i docenti, cioè, che si vedono soffiare il posto da un collega che si ammala improvvisamente. Ma solo sulla carta.