Falsi Cid per truffare le assicurazioni

Anche due avvocati nella banda che in 3 anni aveva incassato 300mila euro

Avevano escogitato un’articolata truffa ai danni di diverse compagnie assicurative e ai loro rispettivi assicurati. In cinque sono finiti in carcere con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. La banda ha operato senza intoppi dal 2000 al 2003, finché una delle vittime non ha sporto denuncia dando il via alle indagini, condotte dagli agenti del commissariato Romanina guidati da Giuseppe Piervirgili, che si sono concluse ieri con l’esecuzione degli ordini di custodia cautelare emessi dal pm Erminio Amelio.
Gli arrestati sono Ivano Muzzi, titolare di una carrozzeria del Nomentano, le avvocatesse Maria Cristina Santoni e Simona Longo, il padre di quest’ultima Giacomo Longo, liquidatore, e il perito Mario Caucci. Il carrozziere creava falsi Cid per incidenti mai avvenuti che coinvolgevano le auto da lui in riparazione. A quel punto, il carrozziere inviava la documentazione allo studio legale, dove le due avvocatesse davano il via alla pratica che veniva esaminata dal liquidatore padre di una delle due legali. Questi nominava quindi il quinto complice come perito. Fatta la stima dei danni, si dava il via libera alla liquidazione che veniva inviata direttamente al carrozziere che a sua volta incassava gli assegni o con firme false o con false procure. In tre anni di attività della banda sono state accertate 57 truffe per un valore di circa 300mila euro, truffati sia alle compagnie assicurative sia ai relativi assicurati che si vedevano aumentare senza motivo il premio.