Falsi d'autore: critico fa sequestrare 5mila opere del futurista Bot

Maxioperazione della Guardia di Finanza su «imbeccata» dello studioso Maurizio Scudiero. Scoperta una banda di falsari che riproduceva quadri e disegni del pittore futurista Bot. A Piacenza con le opere contraffatte tre anni fa era stata allestita anche una mostra...

Tutto è iniziato quando qualcuno (il critico d'arte Maurizio Scudiero, per la precisione) ha notato che sul mercato circolavano un po' troppi Bot, che non sono i Buoni ordinari del tesoro, ma opere d'arte del piacentino Osvaldo Barbieri detto il "Terribile", in arte Bot (1895-1958), uno dei grandi artisti del Futurismo italiano. Così è scattata una maxi-indagine della Guardia di Finanza tra il Veneto, l'Emilia Romagna e la Lombardia. Alla fine sono state sequestrate ben cinquemila opere contraffatte, tra dipinti e disegni, tutte riconducibili al movimento futurista (per un valore, se autentiche, di non meno di 5 milioni di euro). Tre gli indagati: un noto esperto d'arte lombardo, un collezionista e un pittore alessandrino (sorpreso dai finanzieri mentre stava dipingendo copie d'autore...). Nel corso dell'operazione i militari delle Fiamme gialle hanno sequestrato un macchinario utilizzato per riprodurre integralmente opere di notissimi futuristi, per le quali sarebbe bastato cambiare pochi dettagli e la firma dell'autore. Tra le vittime della truffa un noto istituto di credito piacentino, che tra il 2006 e il 2007 aveva organizzato (ovviamente senza saperlo) una mostra importante su Bot, solo con opere contraffatte: «Totalmente inedite, che finora non si sapeva esistessero», recitava il catalogo. Tanto inedite che - si è scoperto adesso - le opere erano state inventate di sana pianta dal pittore-falsario alessandrino. Ma non basta: la mostra stava per essere trasportata nientemeno che a New York.
Per avvalorare l'autenticità dell'insieme di opere i tre falsificatori avevano persino realizzato un epistolario, del tutto inventato, tra Bot (designer e scultore, oltre che pittore di per sé fecondo) e il marchese Vittorio Spreti, curatore negli anni Trenta dell'Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana. Peccato che i due in realtà mai si conobbero. «Nessuno degli studiosi di Bot fece mai il nome del marchese Vittorio Spreti - recita il catalogo della mostra piacentina - ma che gli fosse amico si scopre attraverso una montagna di documenti in un rapporto che durò più di vent'anni». Documenti e lettere, un centinaio, mai scritte: anche se costituiscono, dal punto di vista di un'ipotetica storia del falso d'arte, un vero capolavoro. Il piano, ben congegnato, è stato scoperto, nel ricorrere quest'anno del centenario del Futurismo, dal critico d'arte Maurizio Scudiero, il quale ha segnalato l'eccesso di opere di Bot in circolazione alle Fiamme gialle.
La gang dei falsari - come ha ricostruito la Finanza - comprava da antiquari blocchi di carta da disegno in bianco, li imprimeva con opere di altri futuristi (da Balla a Depero), ma anche dalla Bauhaus e altri movimenti, apponendo la firma del "Terribile". La mostra di Piacenza fu a suo tempo osannata, oggetto di interrogazioni tese alla sua valorizzazione e nuovi studi. Gli esperti della Guardia di Finanza veneziana hanno paragonato la disinvoltura del trio «bottiano» alla scaltrezza di Totò e Peppino De Filippo ne «La banda dei falsari». In Italia anche falsificare è un'arte...