Falsi gadget rossoneri Blitz nel laboratorio e la Finanza va in gol

Sabato 7 maggio, il Milan pareggia a Roma e si laurea campione d’Italia con due giornate di anticipo. Scudetto e festa grande per giocatori e dirigenti, simpatizzanti e tifosi. Ma soprattutto per i venditori di bandiere e magliette del Diavolo, sapendo che questi articoli sarebbero presto andati a ruba. Ma a rovinare la festa, è il caso di dirlo, è arrivata la Guardia di Finanza che ha sequestrato 25mila articoli «taroccati» a in un laboratorio di Lissone.
Praticamente al fischio di chiusura della partita, già le Fiamme Gialle di Paderno Dugnano avevano iniziato a drizzare le antenne sapendo che il mercato sarebbe stato invaso da articoli «made in Milan». Prodotti destinati alla miriade di ambulanti, più o meno abusivi, pronti a mischiarsi tra i tifosi in giubilo. In particolare l’attenzione dei finanzieri si è accentrata a Lissone, dove opera un produttore di gadget, fornitore ufficiale della società di via Turati fino a cinque anni fa. E che a un certo punto ha deciso di «mettersi in proprio».
Così venerdì 13 quando già i primi milanisti hanno iniziato ad attrezzarsi per i festeggiamenti in programma il giorno dopo, i militari hanno messo sotto controllo il magazzino. Fermando a Desio un inconsapevole tifoso appena uscito con un enorme bandierone con stampigliato il 18, numero degli scudetti vinti dal Diavolo. Il suppoter ha candidamente ammesso di aver appena comprato l’articolo, specificando anche da chi e dove. A ogni buon conto la Guardia di Finanza ha preso contatto con un consulente della società calcistica che ha confermato come il pezzo fosse un «vero» falso. A questo punto i militari sono andati a suonare alla porta del venditore, trovando il magazzino stracolmo: circa 25mila pezzi, comprendente tutto l’armamentario del buon tifoso. Vale a dire: maglietta con numero e nome del giocatore preferito, cappelli, «caps», berretti, sciarpe, cuscini, portachiavi, gagliardetti, bandiere, bandierine e bandierone di tutte le dimensioni. Valore commerciale attorno al quarto di milione. Tutto materiale riportante il marchio AC Milan, rigorosamente vietato da riprodurre senza licenza, e per di più con l’etichetta «Prodotto Ufficiale». I militari hanno verificato come l’intero arsenale fosse stato prodotto direttamente nei magazzini di Lissone. Cosa che, come detto, aveva fatto legalmente per una mezza dozzina d’anni.
«In ogni caso si tratta “solo” contraffazione, che raggira la buona fede dell’acquirente e danneggia economicamente il proprietario del marchio contraffatto, senza però mettere a repentaglio la salute del consumatore» rassicura Antonio De Clemente, comandante della tenenza di Paderno Dugnano. «Si tratta infatti di articoli tutto sommato di buona qualità, realizzati con materie prime a norma. Niente a che fare con certi prodotti provenienti dalla Cina, confezionati con tessuti, metalli o vernici potenzialmente nocivi o tossici».