Falsi invalidi, 100mila verifiche in più

RomaFondi aggiuntivi - un miliardo in più - per ammortizzatori sociali tarati sulle classi più esposte ai colpi di coda della crisi (giovani precari e cinquantenni disoccupati). Poi tagli alle comunità montane, risparmi sui costi delle rappresentanze politiche locali e un giro di vite sui falsi invalidi.
Anche ieri sono stati aggiunti altri emendamenti del governo alla Finanziaria e si delinea sempre più il carattere della manovra. Niente al di fuori degli impegni europei sui conti e spese extra concentrate praticamente solo sul welfare. Una manovra economica con un «evidente e significativo contenuto sociale», ha commentato il ministro Maurizio Sacconi, alla quale seguiranno «interventi urgenti sulle competenze dei lavoratori costretti all’inattività». E, quindi, «ulteriori risorse per la sanità e per la non autosufficienza». Confermata, quindi, l’«alleanza» tra lo stesso Sacconi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel segno dell’economia sociale di mercato.
Ma le novità emerse ieri riguardano anche le entrate. Nella manovra è stata inclusa una nuova stretta sui falsi invalidi. Nel 2010 scatteranno 100mila verifiche in più da parte dell’Inps, dalle quali lo Stato potrebbe ricavare 50 milioni. A sorpresa, poi, nella legge sarà inserito anche un pezzo del nuovo codice delle autonomie, quello che prevede nel 2010 la soppressione delle Comunità montane e il taglio ai consiglieri degli enti locali. In arrivo anche un mini-aumento delle tasse sui processi: sale il cosiddetto contributo unificato, cioè quel sistema di forfettizzazione in un unico importo di tutte le spese collegate a una causa.
La gran parte delle entrate per coprire le nuove misure per il welfare arriveranno comunque dallo scudo fiscale. In tutto il pacchetto sociale della finanziaria vale 17 miliardi, 16 già stanziati nella precedente manovra per la cassa integrazione normale e per quella in deroga a favore dei lavoratori atipici. E una delle principali novità di quest’anno riguarda proprio i «cocopro»: il contributo una tantum per chi perderà il contratto di lavoro salirà dal 20 al 30 per cento del reddito dell’anno e il tetto arriva a 4.000 euro.
Tra gli effetti collaterali di una finanziaria concentrata sul welfare c’è stato quello di separare ancora una volta i sindacati. Se nelle settimane scorse Cgil, Cisl e Uil sembravano quasi parlare lo stesso linguaggio, è bastato che si aprissero un paio di spiragli su statali e crisi per fare tornare le organizzazioni dei lavoratori nelle posizioni tradizionali: la Cgil a fare sciopero, Cisl e Uil a trattare.
Le prime avvisaglie ci sono state quando giorni fa il premier Silvio Berlusconi ha ricevuto i segretari generali di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, su richiesta di questi ultimi e - presente il ministro Tremonti - gli ha dato rassicurazioni sul contratto degli statali e sui redditi. Ieri Bonanni ha certificato la divisione dicendo cosa pensa dei nuovi scioperi indetti dalla confederazione di Epifani: la Cgil e il suo segretario sono colti da «scioperite irresponsabile». Sbagliati i tempi. «La gente non ha i soldi per arrivare a fine mese, si guadagna poco e ci sono molti in cassa integrazione. Allora - ha detto Bonanni - si può pensare di andare in piazza a dire la propria posizione, ma non a scioperare. Invece, ogni settimana, si proclama uno sciopero. Questo è irresponsabile in un momento di crisi».