Falsi mandati di pagamento Lady Asl finisce in manette

La chiamavano Lady Asl. E, stando ai risultati delle indagini condotte dai carabinieri del nucleo operativo di via in Selci, all’interno di certe strutture pubbliche si muoveva davvero come una zarina. Ora delle sue «disinvolte» operazioni dovrà rendere conto ai magistrati che ieri l’hanno fatta arrestare. Anna Iannuzzi - l’imprenditrice di 50 anni finita nell’occhio del ciclone nell’ambito di un’inchiesta su falsi mandati di pagamento nella gestione dei fondi delle Asl RmB e RmC - è finita in manette insieme con altre cinque persone. Tra le accuse contestate l’associazione a delinquere e il falso. Altri ordini di custodia cautelare sono stati notificati in carcere ad ex funzionari e dirigenti del servizio sanitario già finiti in manette nei mesi scorsi.
Gli inquirenti hanno scoperto un meccanismo collaudatissimo in grado di dirottare i soldi delle Asl verso funzionari di alto rango disonesti o verso società riconducibili ad imprenditori privati che non offrivano alcun servizio sanitario ma che erano falsamente accreditati presso la Regione. Numerosi i mandati di pagamento fasulli riscontrati durante le indagini. Venivano effettuati con bonifici apparentemente destinati a case di cura o altri soggetti convenzionati, ma di fatto emessi a favore di società operanti nel settore della riabilitazione e della fisiokinesiterapia intestate a congiunti degli indagati. Una truffa colossale ai danni del già malconcio servizio pubblico, per somme che ammontano a circa 20 milioni di euro. Almeno cinque di questi centri di fisioterapia facevano capo alla società Ikt, di cui era socia lady Asl. È in queste strutture che venivano indirizzati dai funzionari dell’Asl Roma B e Roma C gli utenti che erano stanchi di aspettare mesi per una terapia presso il servizio sanitario nazionale. Anna Iannuzzi era anche socia occulta di due società accreditate con la Regione grazie a documenti completamente falsi. La Ims e la Medicom, in realtà, erano del tutto inattive. Eppure incassavano fior di quattrini: almeno 50 milioni di euro di rimborsi versati dalle due Asl per servizi mai offerti.
In carcere sono finiti anche il marito e il commercialista di lady Asl, due funzionari delle due Asl addetti al servizio di accreditamento e lo stimato ex direttore generale della Asl Roma B Cosimo Speziale. Altri tre ordinanze sono state notificate in cella a Mario Celotto, ex direttore amministrativo della Asl Roma C, al suo collaboratore Paolo Ippopotami ed al cognato di quest’ultimo, Alessandro Visca. I tre furono arrestati lo scorso novembre nell’ambito della prima tranche dell’inchiesta, quando gli inquirenti scoprirono la prassi di falsificare i mandati di pagamento cambiando i dati del destinatario. Celotto e Ippopotami li compilavano a favore di società fittizie dagli oggetti sociali più vari, intestate a parenti e amici. Pagamenti per forniture mai avvenute. Talvolta, invece, venivano duplicate vecchie fatture emesse da società che avevano effettivamente fornito servizi alla Asl ma che erano state già liquidate. Bastava cambiare gli estremi dei conti correnti per far finire i soldi nelle tasche di Celotto e compagni. Di più. Nel corso dell’inchiesta i carabinieri hanno scoperto un altro flusso di denaro sospetto, circa 50 milioni di euro che usciva dalle casse delle due Asl e finiva sui conti intestati a società private riconducibili direttamente o indirettamente alla Iannuzzi. Le indagini proseguono per accertare se gli addetti ai controlli finanziari e contabili all’interno delle strutture sanitarie abbiano chiuso un occhio o contribuito in qualche modo al buon fine del raggiro.