Falsi permessi, perquisita la sede di una Onlus

Sotto inchiesta avvocato della Martin Luther King: ripreso da «Striscia» mentre si faceva dare 4mila euro da un clandestino

L’avevano ripresa le telecamere di Striscia la notizia, mentre a un immigrato «complice» del tg satirico aveva chiesto 4mila euro per un permesso di soggiorno utile a fare arrivare in Italia la fidanzata. Irregolare, perché non c’era nessun datore di lavoro che ne garantiva l’assunzione. Ora, Bruna Pesce, avvocato milanese della onlus «Martin Luther King», finisce nel registro degli indagati con l’accusa di agevolazione dell’immigrazione clandestina a fini di lucro, in un’indagine condotta dal pubblico ministero Alfredo Robledo.
«La ragazza può venire in Italia con qualunque tipo di contratto - spiega l’avvocato all’attore di Striscia -, l’importante è che abbia come contratto di quattro ore al giorno di lavoro». «Quanto costa la pratica?», domanda l’uomo. «In tutto 4mila euro». «Lei arriva in Italia e trova lavoro?», insite lui. «Lei arriva in Italia e non è che lavora - replica Pesce -, lei arriva in Italia e ha la garanzia di poter avere il permesso di soggiorno, ma il lavoro reale non lo so se ce l’ha». Fuori dalla legge.
C’erano anche i moduli prestampati, che gli extracomunitari dovevano firmare. Con quei documenti, gli immigrati si impegnavano a pagare una parte della cifra pattuita per l’apertura della pratica, e una parte alla consegna del documento. Che, ultimamente, tardava ad arrivare. Con una coincidenza che non sfugge agli inquirenti. Le prime difficoltà, per la Martin Luther King, infatti, erano emerse proprio in seguito agli arresti - nello scorso settembre - di due impiegate della Prefettura assunte con contratto interinale che, falsificando la firma del dirigente responsabile dell’ufficio, vendevano permessi fasulli. Mille euro per ogni pratica. Un vero business. E, altra concomitanza, solo dopo quello scandalo dalla questura partì una segnalazione unica per 140 casi di regolarizzazione sospetta. Proprio dall’inchiesta sulla Prefettura nasce questo rivolo di indagine.
Gli uffici della onlus sono stati perquisiti nelle scorse settimane dagli agenti della Squadra mobile, che hanno sequestrato computer e documentazione. Tra le molte carte prelevate, diverse centinaia di pratiche riguardanti una serie di nominativi di extracomunitari che avrebbero ottenuto un permesso di soggiorno attraverso una procedura illecita. Pratiche che sono materia dell’Ufficio immigrazione della questura, e che ora sono sotto la lente degli investigatori. Il primo passo, sarà quello di verificare chi firmava quei permessi, e chi autorizzava la trattazione delle pratiche. Per verificare se quelle firme siano state falsificate, così da escludere - è la speranza degli inquirenti - che l’avvocato Pesce godesse di una sponda ufficiale nelle stanze di via Fatebenefratelli.