Falsicava i test dei malati per non lavorare

LivornoNegligenza, invidia, perfidia, o semplicemente, cattiveria. Il caso dell'infermiera accusata di aver manomesso i referti del Corat di Livorno, il centro di raccolta degli esami oncologici dell'Asl 6, incaricato di inviare l’esito dei test al domicilio dei pazienti, forse ha una spiegazione. Tanto assurda quanto incredibile: forse lo faceva per evitare di lavorare «troppo», evitando così che il Corat richiamasse i pazienti per lo screening o per ulteriori approfondimenti clinici.
È una delle ipotesi degli inquirenti che però non escludono altre possibilità. Per esempio una «rappresaglia» contro l’efficienza dello stesso Corat o forse anche per inimicizie all’interno dell’ambiente professionale. Magari tutte le cose messe insieme.
Susanna Fiorini, 49 anni, livornese, ufficialmente si trova in ferie. È una donna apparentemente normale e tranquilla che arriva puntuale a lavoro, che almeno fino a ieri riscuoteva la stima di tutti e che non ha mai dato problemi a colleghi o pazienti. Una persona normale, dunque, che non lasciava trasparire alcun sospetto, tanto che nella sua carriera decennale non ha mai subito provvedimenti disciplinari.
Ora è agli arresti domiciliari (può uscire di casa solo tre ore al giorno) con l'accusa di lesioni personali aggravate, falsità materiale e abuso d’ufficio. La misura cautelare è stata disposta per pericolo di reiterazione del reato e inquinamento delle prove. Nella perquisizione domiciliare a settembre, gli inquirenti, tra l’altro, trovarono un ricettario sottratto a un medico che lavora in un altro reparto dell’ospedale.
La storia non è nuova. Le indagini scattarono a luglio, dopo una denuncia dell'Asl, che riguardavano test svolti dal 2006 al 5 luglio 2008, relativi al colon retto e alla cervice dell’utero. L’infermiera era stata messa sotto controllo telefonico dal 1° settembre quando, per la prima volta, venne ascoltata come testimone dagli investigatori. Nel corso delle indagini è stata sentita dalla polizia e dai magistrati altre due volte. In quelle occasioni dichiarò di essere estranea alla vicenda.
Ma secondo gli inquirenti sarebbe stata lei a falsificare i referti attraverso un articolato lavoro di fotocopiatura, sostituendo e manomettendo gli originali. Poi avrebbe spedito a casa dei pazienti i risultati sbagliati, inserendo nella banca dati del Corat gli esami falsificati. A incastrarla ci sarebbe l’uso della sua password per l’immissione di quei dati. Oggi l'infermiera continua a professarsi innocente respingendo ogni accusa. Ma i referti manomessi sono più di 400: 33 pap test e 368 al colon retto, che hanno provocato ritardi nella diagnosi in 18 casi di tumore al colon. Diciotto pazienti, che hanno già sporto querela, e hanno scoperto di avere un cancro al colon che credevano di non avere, iniziando le cure con mesi, o anni in ritardo. Il timore degli investigatori, adesso, è che i casi di tumore siano superiori ai 18 già accertati e per questo i pm hanno affidato una consulenza tecnica a un medico per chiarire le conseguenze della manomissione dei test sulla salute di ciascun paziente.
Nei mesi scorsi era già stata spostata in un altro reparto ed era stato messo in sicurezza il sistema di accesso alla banca dati di tutti i test oncologici, in attesa delle indagini.
«Abbiamo già contattato tutti i pazienti vittime della manomissione di referti - ha spiegato il direttore sanitario, Danilo Zuccherelli - e verificato il loro stato di salute, riavviandoli al corretto percorso assistenziale». Una vicenda che ha scatenato una serie di polemiche politiche evidenziando la falla nel sistema sanitario labronico. «Ci sono voluti ben due anni prima che l'Asl si accorgesse delle manomissioni - afferma Anna Maria Celesti (Pdl), vicepresidente della commissione sanità del consiglio regionale - e provvedesse a intensificare il sistema dei controlli».
L’avvocato Alberto Uccelli, legale della donna ha annunciato ricorso al Tribunale del riesame. «La mia cliente ripete di essere innocente».