Il falso di Ciancimino, l’oracolo di «Annozero»

MilanoUn falso grossolano. Due fogli messi insieme, due scritture, quella di Vito Ciancimino e del figlio Vito, fuse in un’unica fotocopia. È un colpo alla credibilità del figlio del defunto sindaco di Palermo quello che arriva dall’aula in cui il generale dei carabinieri Mario Mori è sotto processo per favoreggiamento nei confronti di Bernardo Provenzano. Da tempo i tecnici della difesa parlavano di contraffazioni nelle carte consegnate da Ciancimino junior ai giudici, ma ora un’inaspettata conferma arriva, nientemeno, dai consulenti della polizia scientifica. Almeno uno dei cinquantacinque documenti consegnati da Ciancimino è un falso. E, guarda la combinazione, nel foglio incriminato si parla di un certo Silvio Berlusconi. Ci sarebbe stata una sovrapposizione. Una specie di gioco di prestigio di basso livello tentato, forse, dal figlio dell’ex sindaco di Palermo per rafforzare la propria oscillante credibilità. Ma il collage non ha passato il vaglio della scientifica.
E ora potrebbero essere rivalutate le denunce già avanzate nelle precedenti udienze dai tecnici di Mori: ci sarebbe più di un’alterazione. Insomma, le carte recuperate da Ciancimino junior dovrebbero essere riesaminate con la massima attenzione. Qualche giorno fa, Mori aveva mostrato la perfetta sovrapponibilità fra due documenti che Ciancimino junior aveva presentato come due carte diverse. Ovvero, come due successive lettere scritte da don Vito a Silvio Berlusconi. Invece, anche questi fogli sarebbero un unicum.
Del resto, tutta la parabola del dichiarante Massimo Ciancimino appare assai nebulosa. E suscita più di un retropensiero il suo recupero postumo dei documenti e persino de colloqui avuti col padre. Ciancimino junior si è trasformato in una sorta di ventriloquo del defunto don Vito e questo rende ancora più sconcertante la intricata vicenda e tutta la storia dei rapporti, andati avanti a colpi di pizzini, fra Cosa nostra e lo Stato. Martedì scorso, Mori in un’intervista a Lino Jannuzzi per Il Foglio aveva puntato il dito contro Ciancimino junior, accusandolo di aver falsificato moti pizzini che per un pugno di Procure sono la prova provata dei rapporti intercorsi fra i boss e pezzi delle istituzioni: «Ciancimino - aveva detto Mori - è come il buon soldato Sc’veik: pensa di essere creduto esibendo documenti contraffatti in maniera rozza».
Ora, per la prima volta anche la polizia arriva alla stessa conclusione, sia pure per un solo pezzo e dopo aver affermato l’esatto contrario per tutto il materiale fin qui esaminato. Nel documento incriminato sarebbero stati sovrapposti alcuni spezzoni di un altro foglio, in particolare le parole «Berlusconi-Ciancimino -Milano-truffa-bancarotta». La grafia è in parte di don Vito, nell’altra, in cui si parla del Cavaliere, è dello scalpitante rampollo. Che si difende e cerca di non perdere la fiducia dei pm: «Sono stato io stesso a dire ai pubblici ministeri di Palermo che il documento in cui si leggono da un lato i miei appunti, dall’altro gli scritti di mio padre, era frutto della sovrapposizione di due fogli fotocopiati insieme. Quindi lungi da me qualunque dolosa manipolazione». Insomma, il collage doveva essere un promemoria per il libro che Ciancimino vorrebbe scrivere. È diventato invece l’ennesimo mistero palermitano.