La fame mette in ginocchio la Somalia

In questi giorni l'Onu ha iniziato a paracadutare aiuti alimentari sulla Somalia. Dopo sei mesi di crescenti allarmi sulla siccità da parte delle organizzazioni umanitarie, la crisi è esplosa. Il Corno d'Africa è privo di acqua, muoiono gli esseri umani, dopo la perdita dei raccolti per la siccità e quella del 90 per cento degli animali, principale fonte di sostentamento. In Etiopia e Somalia, già martoriate negli ultimi decenni dalle carestie, la situazione è oradrammatica. Siamo in piena emergenza umanitaria. Anche nel Nord del Kenia, nel Sudan, a Gibuti, crescono le difficoltà. É la peggior crisi degli ultimi 60 anni, secono i più qualificati osservatori. Un tempo erano otto, ora sono 12 milioni le persone a rischio che necessitano di urgenti aiuti alimentari. La situazione è precipitata soprattutto in Somalia, dove a migliaia sono i bambini già morti per fame. Nello Stato in balia dell'anarchia dal 1991, dove dal 2009 l'accesso è impedito in otto regioni su nove nell'area meridionale dalla milizia islamica di Al Shabaab, in lotta contro il governo di transizione (hanno assediato nel passato Mogadiscio), non vi è nulla da mangiare. Anche le radici diventano preziose, si muore per malnutrizione. Ogni giorno - ha denunciato Save the children - migliaia di somali raggiungono i campi profughi ai confini con l'Etiopia e con il Kenia, ma i bambini sono così deboli che hanno meno del 40% di probabilità di sopravvivere. Il numero dei malnutriti nei 14 campi profughi allestiti nel Puntland è passato da 3500 ad oltre 6mila. Nel campo di Dadaab sono ospitati 380mila profughi, altre migliaia sono quelli in arrivo. Nella vicina Etiopia duemila persone giungono ogni giorno al campo di Dolo. Questa situazione si aggrava - ha dichiarato Ban Ki-Moon, segretaro generale delle Nazioni Unite - per la crisi alimentare che già stanno affrontando sette milioni di kenioti ed etiopi. Negli ultimi dieci anni - ha ricordato - la produzione agricola etiope è cresciuta dell'8 per cento all'anno. Ma non basta. Si devono intensificare i progetti per combattere la siccità con l'irrigazione, acquedotti, infrastrutture, impiego di sementi resistenti alla siccità. Ma per contrastare la carestia deve tornare in queste terre soprattutto la pace.
L'organizzazione internazionale medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) è attiva in Somalia dal 1991, con 1300 persone locali e oltre cento operatori umanitari a Nairobi, garantendo alla popolazione sfollata assistenza sanitaria di base gratuita, cure per la malnutrizione, chirurgia, fornitura dell'acqua e approvvigionamento di viveri. MSF sta curando più di 10mila bambini affetti da malnutrizione severa nei propri centri nutrizionali: un bambino su tre è a rischio. «I nostri centri nutrizionali operano oltre le loro capacità e, rispetto all'anno scorso, ricevono ogni settimana un numero sette volte superiore di malati», dichiara Arjan Hehenkamp, direttore generale di MSF. «In Somalia curiamo attualmente più di 3.000 bambini malnutriti: circa 600 sotto i cinque anni nella terapia intensiva dei centri nutrizionali e più di 2.500 nei centri nutrizionali ambulatoriali. Abbiamo urgente bisogno di fare affluire maggiori risorse per far fronte ai nuovi arrivi e aumentare la nostra risposta nelle regioni colpite». (www.medicisenzafrontiere.it)
In diverse località, come nella valle del basso Juba, stanno sorgendo campi sfollati spontanei popolati da più di 5.000 persone che hanno abbandonato i villaggi e le campagne alla ricerca di cibo e aiuto. «Gli scontri in Somalia, le restrizioni sui voli per il trasporto merci e sull'ingresso di personale di supporto internazionale, insieme agli ostacoli amministrativi, stanno contribuendo ad inasprire le avversità affrontate oggi dalla popolazione somala», dichiara Unni Karunakara, presidente internazionale di MSF, precisando che «lasituazione sta peggiorando, è essenziale che le restrizioni e gli ostacoli al soccorso vengano rimossi». Aiutiamoli.