Famedio, scolpiti i nomi di 14 grandi milanesi

Omaggio a Giacinto Facchetti: «È stato una leggenda del calcio, campione di correttezza e umanità»

Giannino della Frattina

I nomi di altri quattordici cittadini esemplari, divisi tra Illustri, Benemeriti e Distinti nella Storia Patria sono scolpiti da ieri nel Famedio del cimitero Monumentale. Il luogo dove la città ricorda i suoi figli più cari. «Oggi - le parole del sindaco Moratti durante la cerimonia - ricordiamo gli uomini e le donne che hanno fatto onore a Milano con le loro opere e con l’esempio della loro vita». Gente che, a sentirla nominare anche tra i marmi lucidi e solenni, sembra di averla conosciuta da sempre. E la voce, anche al sindaco, sembra incrinarsi mentre rievoca «personalità creatrici» come il direttore d’orchestra Carlo Maria Giulini, gli scultori Carlo Mo e Carlo Ramous, il compositore e pianista Roberto Negri, l’architetto e designer Vico Magistretti. Oppure «studiosi» come lo storico e scrittore Giorgio Rumi, giornalisti come Gaetano Afeltra e «appassionati della tradizione milanese» come l’editore Benito Di Lauro. Oppure «donne che hanno unito la loro professionalità all’impegno civile» come la crocerossina Maria Antonietta Setti Carraro e la dottoressa Laura Conti «divenuta simbolo della battaglia ambientalista dopo la tragedia di Seveso». «Persone che hanno coniugato passione e cultura» come il bersagliere Mario Enrico Sironi, fondatore della prima fanfara milanese, «uomini di fede che hanno inciso nella vita sociale e culturale» come Monsignor Pietro Rampi e persone che hanno servito la collettività come il comandante dei vigili urbani Stefano Pastorino. Infine, Giacinto Facchetti «leggenda del calcio, campione di correttezza e umanità». «Il legame con la memoria, con le nostre radici - aggiunge la Moratti - è un simbolo della cultura e della civiltà di Milano. Onoriamo il passato anche per guardare al futuro, per proseguire il nostro cammino e contribuire al miglioramento della nostra città». Irrituale ma commovente e ricca di umanità la divagazione del sindaco che, proprio nel giorno in cui si onorano i grandi del Famedio, ha voluto unire nel ricordo anche «tutti coloro che abbiamo perso, chi magari non aveva nomi importanti ma che, al pari di questi Grandi, sono nel cuore di Milano: le vittime di Linate e quelle del palazzo esploso in via Lomellina, in particolare il piccolo Francesco».
«Questi nostri concittadini – aggiunge il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri – hanno ascoltato e seguito con determinazione, a volte con coraggio, la vocazione ambrosiana al fare, intesa sia come “fare bene”, sia come “fare del bene”». Nell’aria le note angeliche del coro dei Piccoli Cantori di Milano che intonano, davanti agli assessori Vittorio Sgarbi e Stefano Pillitteri a fianco delle autorità cittadine e militari, l’Ave Maria di Bach-Gounod, l’Aria sulla quarta corda di Bach e le note gospel di We believe e Kumbaya. Sono così 330 i grandi ora onorati nel tempio della fama, presidiato dall’imponente sepolcro di Alessandro Manzoni.