Famiglia, accusa della Cei: "Nascite disincentivate da fiscalità e unioni gay"

La Cei lancia un nuovo allarme denunciando un sistema fiscale che "disincentiva la procreazione". Poi avverte: "I nuclei famigliari sono destabilizzati pure "dai tentativi di
equiparare alla famiglia" le unioni gay

Roma - Tra i tanti fattori che oggi minano e destabilizzano l’istituto familiare, ci sono, secondo la Conferenza Episcopale Italiana, le convivenze di fatto e i divorzi sempre più numerosi, un sistema fiscale che "disincentiva la procreazione", e anche "i tentativi di equiparare alla famiglia forme di convivenza tra persone dello stesso sesso". I vescovi lo scrivono negli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020, pubblicati oggi sul tema Educare alla vita buona del Vangelo.

Destabilizzata la famiglia La famiglia, si legge nel documento "a un tempo, è forte e fragile", e la sua debolezza "non deriva solo da motivi interni alla vita della coppia e al rapporto tra genitori e figli". Secondo la Cei, "molto più pesanti sono i condizionamenti esterni: il sostegno inadeguato al desiderio di maternità e paternità, pur a fronte del grave problema demografico; la difficoltà a conciliare l’impegno lavorativo con la vita familiare, a prendersi cura dei soggetti più deboli, a costruire rapporti sereni in condizioni abitative e urbanistiche sfavorevoli". "A ciò si aggiunga - proseguono i vescovi - il numero crescente delle convivenze di fatto, delle separazioni coniugali e dei divorzi, come pure gli ostacoli di un quadro economico, fiscale e sociale che disincentiva la procreazione". E "non si possono trascurare, tra i fattori destabilizzanti, il diffondersi di stili di vita che rifuggono dalla creazione di legami affettivi stabili e i tentativi di equiparare alla famiglia forme di convivenza tra persone dello stesso sesso". Per la Chiesa, comunque, "la famiglia resta la prima e indispensabile comunità educante", mentre per i genitori "l’educazione è un dovere essenziale, perchè connesso alla trasmissione della vita". Tuttavia, "educare in famiglia è oggi un’arte davvero difficile": molti genitori, secondo i vescovi, "soffrono, infatti, un senso di solitudine, di inadeguatezza e, addirittura, d’impotenza". Un "isolamento", questo, che è "anzitutto sociale, perchè la società privilegia gli individui e non considera la famiglia come sua cellula fondamentale". "Padri e madri - si legge ancora negli ’Orientamenti pastoralì - faticano a proporre con passione ragioni profonde per vivere e, soprattutto, a dire dei ’nò con l’autorevolezza necessaria". Il legame con i figli "rischia di oscillare tra la scarsa cura e atteggiamenti possessivi che tendono a soffocarne la creatività e a perpetuarne la dipendenza". E secondo i vescovi, "occorre ritrovare la virtù della fortezza nell’assumere e sostenere decisioni fondamentali, pur nella consapevolezza che altri soggetti dispongono di mezzi potenti, in grado di esercitare un’influenza penetrante". Il richiamo della Cei è che "la famiglia va dunque amata, sostenuta e resa 'protagonista attiva' dell’educazione non solo per i figli, ma per l’intera comunità". "Sostenere adeguatamente la famiglia - conclude - con scelte politiche ed economiche appropriate, attente in particolare ai nuclei numerosi, diventa un servizio all’intera collettività".

La formazione dei politici cattolici La Chiesa italiana sosterrà "la crescita di una nuova generazione di laici cristiani, capaci di impegnarsi a livello politico con competenza e rigore morale", e lo farà anche "rilanciando le scuole di formazione all’impegno sociale e politico". I vescovi dicono di avvertire "la necessità di educare alla cittadinanza responsabile". "L’attuale dinamica sociale - spiegano - appare segnata da una forte tendenza individualistica che svaluta la dimensione sociale, fino a ridurla a una costrizione necessaria e a un prezzo da pagare per ottenere un risultato vantaggioso per il proprio interesse". Invece "nella visione cristiana l’uomo non si realizza da solo, ma grazie alla collaborazione con gli altri e ricercando il bene comune". Per questo "appare necessaria una seria educazione alla socialità e alla cittadinanza, mediante un’ampia diffusione dei principi della dottrina sociale della Chiesa, anche rilanciando le scuole di formazione all’impegno sociale e politico". Secondo la Cei, "una cura particolare andrà riservata al servizio civile e alle esperienze di volontariato in Italia e all’estero". E in definitiva "si dovrà sostenere la crescita di una nuova generazione di laici cristiani, capaci di impegnarsi a livello politico con competenza e rigore morale".

Le paure dei giovani Tra i giovani è sempre più diffuso "un profondo disagio di fronte a una vita priva di valori e di ideali", che produce "paura del futuro" e anche "un esercizio sfrenato della libertà". I vescovi ritengono che "le età della vita sono profondamente mutate" e che "oggi è venuto meno quel clima di relazioni che agevolava, con gradualità e rispetto del mondo interiore, il passaggio alle età successive". In tale contesto, ad esempio, "si parla di ’infanzia rubatà, cioè di una società che rovescia sui bambini messaggi e stimoli pensati per i grandi". Allo stesso tempo, "gli adolescenti percorrono le tappe della crescita con stati d’animo che oscillano tra l’entusiasmo e lo scoraggiamento", e "soffrono per l’insicurezza che accompagna la loro età, cercano l’amicizia, godono nello stare insieme ai coetanei e avvertono il desiderio di rendersi autonomi dagli adulti e in specie dalla famiglia di origine". In questa fase, "hanno bisogno di educatori pazienti e disponibili, che li aiutino a riordinare il loro mondo interiore e gli insegnamenti ricevuti, secondo una progressiva scelta di libertà e responsabilità". Il documento riserva poi "un’attenzione particolare" ai giovani, molti dei quali "manifestano un profondo disagio di fronte a una vita priva di valori e di ideali". "Tutto diventa provvisorio e sempre revocabile - scrivono i vescovi - ciò causa sofferenza interiore, solitudine, chiusura narcisistica oppure omologazione al gruppo, paura del futuro e può condurre a un esercizio sfrenato della libertà". A fronte di tali situazioni, "è presente nei giovani una grande sete di significato, di verità e di amore", e "da questa domanda, che talvolta rimane inespressa, può muovere il processo educativo". Sottolineando l’importanza per i giovani di "esperienze di condivisione" come quelle nei gruppi parrocchiali, nei movimenti, nel volontariato e nel servizio in ambito sociale, la Cei invita poi a tenere adeguatamente presenti "alcuni nodi esistenziali propri dell’età giovanile", come "i problemi connessi a una visione corretta della relazione tra i sessi, alla precarietà negli affetti, alla devianza, alle difficoltà legate al corso degli studi, all’ingresso nel mondo del lavoro e al ricambio generazionale".