La famiglia cerca i valori antichi

«Le muse orfane» del canadese Bouchard sulle tracce di Beckett: un gioco teatrale tra macabro e grottesco

Valentina Fontana

Di primo acchito potrebbe apparire come un dramma psicologico. Ma in realtà il testo di Michel-Marc Bouchard, Le muse orfane, nasconde una seconda e terza lettura che ha tutte le tinte del noir, del macabro, con toni molto forti da commedia. E proprio come se fosse una commedia ha lavorato il giovane regista e attore Nicola Russo, portando per la prima volta in Italia lo spettacolo omonimo tratto dall’opera dell’autore canadese.
Così ne Le muse orfane, fino al 5 novembre al Teatro Leonardo, Russo, senza snaturare l’originale, fa emergere il dramma familiare da una dimensione tipicamente comica e ricca di colpi di scena.
Dramma che si scatena quando quattro fratelli, ormai adulti, si riuniscono nella casa della loro infanzia, nella provincia del Québec, in attesa dell’improbabile quanto misterioso ritorno della madre, scappata da tempo con l’amante spagnolo.
«Le tre sorelle e il fratello affrontano il ricordo dell’abbandono - precisa il regista - facendo emergere le diverse psicosi, fino a far scatenare problemi di relazione e traumi profondi. Le muse orfane ricostruisce i conflitti di un passato che, pur essendo comune ai personaggi, si rifrange attraverso i loro diversi punti di vista, generando una molteplicità di menzogne, ripicche, gelosie, confessioni e colpi di scena».
Il tutto tra il macabro e il grottesco in un gioco teatrale fra divertente e crudele in cui l’autore canadese s’interroga senza censura e pregiudizi sulla «più grande fatalità della vita: la nostra famiglia, la nostra genesi».
«Sono stato costretto a prendere molto presto posizioni nei confronti della società in cui vivevo e della sua mentalità ristretta - confessa Bouchard -, dove regnavano l’oppressione e il giudizio contro chiunque osasse affermare la propria diversità e le proprie ambizioni a una vita diversa da quella del clan. Ne Le muse orfane il personaggio della madre appartiene a questa tipologia di emarginati, al contrario di sua figlia Catherine, che si aggrappa disperatamente ai valori del mondo antico per paura dell’ostracismo da parte della società in cui vive».