Famiglia Cristiana: Veltroni ha fatto un pasticcio

Dopo <em>Avvenire</em> anche il settimanale cattolico progressista attacca la
scelta del Pd di imbarcare i Radicali: hanno una concezione
confessionale delle loro battaglie. La replica: basta con le divisioni tra laici e cattolici

Roma - Non è un caso che l’editoriale di Famiglia Cristiana (che esce il giovedì) sia stato anticipato ieri alle agenzie.

Nel giorno in cui Veltroni presentava il programma del suo Pd, il settimanale paolino ha giudicato opportuno far sentire il suo allarme: nelle liste democrat, su un migliaio di candidati, i radicali (cui viene aggiunto per affinità il professor Umberto Veronesi) sarannomeno di dieci. Eppure quella decina di presenze «squassanti», per dirla con l’Avvenire, sta creando una «fortissima preoccupazione » nel mondo cattolico, per dirla con l’ex Ppi Castagnetti. «Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana», è il titolo dell’editoriale. In ambasce per la «concezione confessionale della propria identità» che avrebbero i radicali, e per le battaglie che Famiglia Cristiana elenca con riprovazione: «Aborto, eutanasia, depenalizzazione della droga, abolizione del Concordato e dell’8 per mille», argomento questo molto concreto che sta assai a cuore alla chiesa cattolica. E poi, «sopra ogni cosa, un’ideologia libertaria alternativa alla storia e ai principi etici, economici e sociali di questo Paese». I cattolici, dice il settimanale, non vogliono «dar vita ad una corrente confessionale» dentro il Pd, matemono assai di «essere mortificati» dalla presenza di quei dieci miscredenti, e dunque chiedono «chiarezza sull’antropologia e i valori di riferimento» del Pd.

La risposta di Veltroni non si fa attendere, e non è priva di una punta polemica: «Ma davvero in Italia ci deve essere di nuovo una divisione tra laici e cattolici? Nel 2008 dobbiamo tornare a mettere in discussione il fatto che ci sono due verità? La prima è che le istituzioni sono per natura laiche e sono quelle che decidono, la seconda che ciascuno deve poter portare il suo punto di vista, anche religioso, nell’impegno civile». In politica, conclude il leader Pd, servono «arricchimento e rispetto reciproco».

Dentro il Pd i cattolici di ogni appartenenza sono in agitazione, e domani si sono dati appuntamento a Roma in un convegno che è un pretesto per farsi vedere «uniti e compatti», come assicura la Binetti. «Sarà una dimostrazione dal vivo di quanto sia congrua la nostra presenza: una sorta di strumento di deterrenza», spiega Enzo Carra, mente politica dei teodem. Il problema più urgente è pesare nella spartizione delle candidature, che avverrà in questi giorni. E anche, se non soprattutto a questo, serve il can can sulla «deriva laicista» del Pd. Da questo punto di vista, in realtà, l’ingresso dei radicali è stata una vera manna dal cielo per molti ex Ppi e per la pattuglia teodem. La candidatura Binetti, ad esempio era fortemente a rischio: «Logico, nessun partito avrebbe ricandidato lei, come Dini o Fisichella, visto che è arrivata a votare contro la fiducia», spiega un cattolico Pd. Ma dopo le polemiche su Bonino e Pannella, la senatrice Binetti è diventata «untouchable», e non a caso ha levato alta la voce negli ultimi giorni per farlo capire. Maverrà dirottata alla Camera, per evitare nuovi scherzi e depotenziare eventuali passaggi di fronte. Per Giorgio Tonini, veltroniano che, da ex presidente Fuci, ben conosce quel mondo, Famiglia Cristiana «interpreta i suoi lettori, per molti dei quali esiste davvero un “problema radicale”, anche se è assai difficile giudicare se possa cambiare le intenzioni di voto». Ma quell’editoriale «non è un atto ostile preconcetto», piuttosto il «segnale della preoccupazione che proprio la presenza dei radicali spinga i cattolici ad un atteggiamento identitario». D’altronde, la leadership Pd è «garanzia di una sintesi possibile» tra identità diverse, che ha già «compiuto miracoli come quello di far firmare la Binetti in difesa della 194...». Non a caso proprio un sondaggio di Famiglia Cristiana dice che «Veltroni è il candidato premier preferito dai cattolici». E il Pd «è già il partito più cattolico che ci sia, con almeno 150 candidati che vanno dall’Opus Dei ai Cristiano sociali contro 9 soli radicali!». Senza contare che «il nostro è un elettorato composito », e «se ci fossimo pregiudizialmente chiusi ai radicali per accontentare i cattolici, avremmoscontentato molti altri».