«La famiglia può rimettere in moto l’economia»

La famiglia come risorsa umana e sociale, ma anche economica, in grado di favorire la crescita effettiva della comunità in termini di scambio, solidarietà, gratuità, sostegno e, quindi, risparmio che genera guadagno per tutti. In sintesi: la famiglia come valore concreto che si estende all’intera società. Lo ha sottolineato ieri, in particolare, il segretario regionale di Anci Liguria, l’Associazione dei Comuni italiani, Pierluigi Vinai, che ha partecipato al convegno su «Famiglia, volano dell’economia» organizzato da Acli, Forum delle Associazioni familiari e Regione Liguria nel Polo universitario di Imperia. «Il tema della famiglia è oggi più che mai cruciale - insiste Vinai -, è sulla famiglia infatti che pesano maggiormente le conseguenze di questa crisi: le difficoltà occupazionali dei più giovani, le carenze del sistema sociale nei confronti degli anziani e le paure diffuse rispetto al futuro delle piccole e grandi comunità della nostra regione». Analogamente si sono espressi gli esponenti delle istituzioni e delle amministrazioni locali che hanno partecipato all’incontro, fra cui l’assessore regionale Pippo Rossetti, i consiglieri regionali Marco Scajola e Aldo Siri, e il consigliere di Municipio Enrico Cimaschi. A loro spetta fondamentalmente - come hanno riconosciuto vari intervenuti - il compito di recepire i principi e trasformarli in azioni concrete.
È ancora Vinai ad aggiungere: «I Comuni per primi sono chiamati, per quanto è nelle loro possibilità, a trovare soluzioni innovative, rapide e sostanziali, nella consapevolezza che le famiglie rappresentano il motore economico e sociale dei territori che amministrano. Questo è possibile solo attraverso il confronto costruttivo con quelle realtà, come Acli e Forum delle Associazioni Familiari, che da sempre lavorano per riportare la famiglia al centro del dibattito politico». In questo senso, l'incontro di Imperia aveva lo scopo di favorire il dibattito e il confronto tra istituzioni pubbliche, parti sociali e associazionismo sul ruolo della famiglia, a partire da tre interrogativi: la famiglia può essere considerata un investimento per l'economia italiana o è destinata a costituire sempre e comunque una spesa sociale a fondo perduto? E inoltre: a seguito della crisi economica e delle ultime manovre, quali indirizzi possono favorire una efficace ripresa economica a livello comunale e regionale e che ruolo potrebbero giocare le famiglie? Infine, quali possibili nuove strategie e iniziative concrete sono da mettere in campo nell'immediato a livello locale?
A questi interrogativi si deve dare una risposta, partendo comunque dalla constatazione - insiste Vinai - che «di fronte a una crisi devastante, sarebbe bene ripartire da capo, dalle fondamenta, anche da parte delle istituzioni. E invece di limitarsi a parlare di servizi alla persona, si dovrebbe forse cominciare a parlare di servizi alla famiglia in quanto comunità di persone fondata non su un contratto, ma sull’affettività». Una svolta, dunque, rispetto all’immagine di famiglia come «fattore di vulnerabilità» che ha portato - è il giudizio degli osservatori privi di pregiudizi ideologici - a conseguenze drammatiche in Italia, ma soprattutto in Liguria. Basta citare alcuni dati statistici che fotografano precisamente la situazione: la Liguria presenta il più basso indice di natalità e il più alto di invecchiamento che la pongono all’ultimo posto in Europa. Di più: per ogni 100 giovani al di sotto dei 14 anni, ci sono 235 persone «over 65» (in Italia 144). Vinai porta altri numeri implacabili: «Solo fra il 2009 e il 2010 - precisa il segretario regionale dell’Anci - in Liguria, territorio che ha perso 10mila abitanti (l’Italia 25mila), le ragazze fra i 15 e i 17 anni che hanno interrotto la gravidanza sono state 7,7 su mille, nel Paese 4,4. E la nostra regione risulta la prima in Italia per il poco invidiabile primato di disgregazione della famiglia: 389 separazioni su mille matrimoni».
Su questo - hanno convenuto i partecipanti al convegno - occorre riflettere, a partire dalle istituzioni, per mettere a punto quelle politiche a favore della famiglia (da quanto si parla di «quoziente familiare»?) che si traducono anche in motore economico. «Ma è necessario - interviene Cimaschi - che la partita venga per così dire giocata da Regione, Provincia, Comune, Municipi, e portata a livello di Unione Europea. Chi fa politica ai vari livelli non deve dimenticare di esercitare una spinta particolarmente forte, su questi temi, nel confronti dell’Europa, pronto naturalmente a recepire le direttive e applicarle in maniera autentica».
Conclude Vinai con una sorta di appello che prende spunto dalla Francia, «che pure è Paese laico, ma ha applicato misure importanti favore della famiglia, come: il contributo mensile per ogni figlio fino a 3 anni di età, il sussidio mensile dal secondo figlio, i posti negli asili nido integrati, le scuole aperte fino alle 19, la detrazione fiscale se si ricorre alla baby sitter, le sei mensilità integrative alle mamme che scelgono il part time...». Spunti per chi governa, insomma. Con un occhio al cuore e - perché no? - un altro al portafoglio.