La famiglia rinnega la star maledetta: «È drogata, boicottate i suoi dischi»

Il talento di Amy Winehouse sta bruciando tra coca, anoressia e un marito che condivide i suoi eccessi. Ora l’allarme di padre e suoceri

«Hanno cercato di mandarmi in disintossicazione, ma io ho detto no, no, no». Canta la sua vita, Amy Winehouse. Scrive di suo pugno i testi delle canzoni che raccontano di ventitré anni vissuti come fossero un secolo, tra alcol, droga e tradimenti. Così ha fatto innamorare gli inglesi, col suo soul autobiografico, col suo look eccessivo, extension e matita nera scaricata sugli occhi come un rimpianto aggressivo degli anni Cinquanta. E così ha stregato gli americani, prima solista femminile nella storia del Regno Unito ad arrivare col suo secondo album, «Back to Black», al settimo posto nelle classifiche americane infarcite di rap e di lolite alla Britney Spears.
Ma i suoi «no» alla «Rehab», alla disintossicazione dall’alcol e dalle droghe, potrebbero costarle la vita e potrebbero costare agli inglesi - così ha scritto il Guardian - la perdita di una «delle artiste più esageratamente talentuose» che il Paese ricordi. Perché a febbraio, in occasione degli Elle Style Awards, la Winehouse mostra tagli e cicatrici al braccio. Il suo portavoce parla di una caduta per strada, ma poco dopo arriva il ricovero in clinica per overdose: cocaina, ecstasy, chetamina e marijuana. Qualche giorno fa Amy e il marito, Blake Fielder-Civil, sono stati immortalati all’uscita di un albergo londinese col volto sfregiato e macchie di sangue sugli abiti. Gli ospiti dell’hotel hanno raccontato di urla e deliri durati per ore nella camera d’albergo.
Fino all’appello disperato dei suoceri dell’artista, che hanno chiesto di boicottare i suoi dischi: «Forse è venuto il momento che la gente smetta di comprarli. Potrebbe essere un messaggio», ha detto il padre di Blake. «Io e mia moglie siamo convinti che siano drogati, ma entrambi non vogliono ammetterlo, pensano di non esserlo e di avere la situazione sotto controllo», ha aggiunto il suocero. Poi il padre di Amy: «Come genitore ho trovato le immagini dell’hotel stomachevoli. Volevo morire, ma non posso perché ho un altro figlio e mia figlia che ha bisogno di me anche se pensa di no».
Amy, insomma, è diventata un caso nazionale e internazionale. Ne parlano i tabloid e i giornali di qualità, ogni giorno un nuovo episodio per raccontare la spirale di inferno in cui è piombata questa giovane cresciuta alla periferia di Londra, Southgate, figlia di un tassista ebreo (alle spalle una famiglia di musicisti jazz) e di una mamma farmacista, viso paffuto agli esordi, ora il volto scarno, segnato dalle droghe e dall’anoressia e un mucchio di tatuaggi sul corpo. Con gli inglesi che si interrogano sull’ennesimo spreco di genio, sul mix letale di eroina, lsd, alcol che ha già ucciso decine di artisti, da Jimi Hendrix a Jim Morrison, da Kurt Kobain dei Nirvana a John Belushi e Janis Joplin, la più grande cantante bianca di blues, l’unica alla quale la Winehouse può essere paragonata. Un mix distruttivo che non ha tolto la vita ma ha distrutto la carriera di artisti come Whitney Houston e Sid Barrett dei Pink Floyd.
È entrata e uscita dalle cliniche di disintossicazione per alcolisti, Amy. Tra concerti, jazz e rythm’and blues, dischi di platino e Awards, i drink sono diventati troppi, consumati sul palco con una foga da dannata, fino ai commenti sprezzanti su un presentatore lo scorso novembre e alla scena in cui davanti a un pubblico adorante vomita sul palco e poi riprende a cantare. Ma è dallo scorso febbraio, da quando la love-story con Blake Fielder-Civil diventa un fidanzamento ufficiale e sfocia in matrimonio lo scorso maggio, a Miami, che questa sfida al ribasso si trasforma in un giro di valzer autodistruttivo, con l’eroina che sta portando la coppia all’annientamento.
«Love is a losing game», «l’amore è un gioco a perdere», recita una delle sue vibranti canzoni. E ora Amy rischia di perdere non solo quello.