"Famiglia riunita un pericolo per le donne"

I consultori che aiutano le vittime di violenze: "Le ragazze picchiate se cambiano stile di vita"

Milano - All'estero, sole, per cercare fortuna. Donne protagoniste di storie di ordinaria disperazione, arrivate in Italia per lavorare e determinate a riabbracciare al più presto figli e marito rimasti in patria: un sogno che spesso si infrange contro una dura realtà. Il ricongiungimento famigliare, infatti, non è solo una questione burocratica: «Spesso può creare una situazione di disagio che sfocia in violenza.- denuncia Sabina Guancia dell'Associazione Per la Famiglia di Milano - Bisogna fare molta attenzione perché se le immigrate non vengono affiancate da mediatrici culturali, arrivano impreparate all'incontro con il proprio partner».

Un marito che non le riconosce più perché non è abituato alla nuova autonomia conquistata dalla moglie durante la permanenza in Italia. «Ricordo una donna musulmana di origine marocchina, - racconta Selia Landaverde del Cesil (Ufficio stranieri Cisl Milano) - che venne da noi perché il marito la picchiava: non accettava che lei lavorasse, era geloso». A volte un aiuto psicologico e legale non basta, bisogna fare di più: «Come Gruppo Donne Internazionale mettiamo a disposizione otto posti letto per le emergenze: tra le musulmane mi è rimasta impressa la storia di una marocchina arrivata con suo figlio. Scappava dal fratello emigrato da poco: voleva farla ritornare in Marocco, non accettava la sua emancipazione». Chiedere aiuto non è facile, soprattutto quando al dramma psicologico si aggiunge il disagio linguistico e culturale: «Molte immigrate non sanno che è un loro diritto farsi tutelare gratuitamente - aggiunge la dottoressa Guancia - inoltre temono che le assistenti sociali portino in istituto i loro bambini».

Negli ultimi 10 mesi, all'Ospedale San Carlo di Milano sono stati registrati 311 casi di percosse, il 35 per cento ai danni di straniere. Per far fronte a questa emergenza l'8 marzo è nato Soccorso Rosa, un centro multidisciplinare dove psicologi, chirurghi e assistenti sociali lavorano in team per prendersi cura delle donne che trovano il coraggio di denunciare la violenza. «È importante che queste donne entrino subito in contatto con persone con una spiccata sensibilità - rivela la psicologa Nadia Muscialini - per questo abbiamo fatto fare un corso di preparazione speciale alle chirurghe che lavorano nel nostro pronto soccorso». Alla Mangiagalli invece, è attivo il Servizio Violenza sessuale (SvS), dove 24 su 24, le donne possono trovare un aiuto completo: dal medico legale, allo psichiatra. «Da noi arrivano soprattutto italiane, solo il 38 per cento dell'utenza è straniera. - spiega Cecilia Zoffoli, una delle fondatrici del Centro - Il 59 per cento delle donne conosce i loro carnefici e in molti casi la violenza avviene dentro le mura domestiche. Ma questa è solo la punta dell'iceberg». Un numero oscuro di donne continua a subire, in silenzio.