"La famiglia Sciascia mi boicotta solo perché non sono di sinistra"

Gli eredi dello scrittore bloccano la rappresentazione di un’opera allo Stabile di Catania Il presidente accusa: &quot;Mi considerano un puzzolente di destra, o peggio ancora un fascista&quot;<br />

Questo spettacolo non s’ha da fare. Anzi, ’un s’avi a fari, detto in siculo, visto che stiamo tra gli aranci e le zagare della terra di Sciascia e di Buttafuoco. Ma qui c’è di mezzo un bisticcio. Il teatro stabile di Catania, presieduto appunto da Pietrangelo Buttafuoco, nel ventennale della morte di Sciascia aveva programmato A ciascuno il suo come apertura della nuova stagione. Però le due figlie di Sciascia (che detengono il copyright) hanno posto il veto. Con una lettera alla Siae hanno vietato «in modo categorico e assoluto allo Stabile di Catania e al direttore Pietrangelo Buttafuoco la messa in scena della trasposizione di A ciascuno il suo e di qualunque altra opera di Leonardo Sciascia».

Insomma Buttafuoco, che succede?

«Hanno detto no formalmente, dicendo di non essere stati informati della decisione».

Hanno, chi?

«La figlia e il nipote, tal Fabrizio Catalano, regista... ».

Divieto assoluto e categorico.

«C’è un lapsus nella lettera. C’è scritto che sono il direttore del teatro, cosa falsa. Secondo me è un sintomo che il motivo del no sono io».

Dunque un atto di polemica contro di lei?
«Ma no, solo un ruttino di pregiudizio».

Pregiudizio politico?
«Potrebbe essere, magari suggerito da qualcuno dei famosi sciasciani, dalle vestali del pensiero. Mi considerano un puzzolente di destra, o peggio ancora un infognato fascista. Mi auguro che sia questo il motivo, sarebbe più nobile dell’altro che mi viene in mente».

Quale?
«Quello di Catalano, regista, nipote di cotanto nonno. Perché è consuetudine che sia il nipotino a fare sempre le regie delle opere di Sciascia. Lui dice di no, certifica grande stima per Vincenzo Pirrotta e per il protagonista Luigi Lo Cascio. Ma siamo siciliani e conosciamo le botteghe e le retrobotteghe, incensa loro per scaracchiare su di me e il teatro».

Loro dicono di non essere stati avvisati per tempo.
«Il direttore ha comunicato l’intenzione di fare l’allestimento direttamente al direttore della Fondazione Sciascia, Antonio Grado. Giusto per dare un significato più ampio al Ventennale. Nel Cda della Fondazione ci sono i parenti. Di solito si fa richiesta alla Siae e poi questa chiede ai titolari. Richiesta che abbiamo fatto. In punto di formalità hanno ragione e me ne scuso, ma la reazione scomposta rivela ben altro. Puro pregiudizio».

Tra l’altro voi sareste stato l’unico teatro ad aprire la stagione, nel ventennale di Sciascia, con una sua opera.

«Appunto, ma loro hanno detto che non c’è bisogno di questo e che gli basta l’aver ricevuto la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Come se il ricordo di Sciascia si debba ridurre a un tagliare nastri e ai discorsi istituzionali. No, questa scomposta reazione degli eredi Sciascia fa credere che non ci ritengano degni di rappresentarlo».

Forse lei non fa parte dei circoli giusti.

«L’unico danno che ha fatto Sciascia è quello di aver generato gli sciasciani, le vestali dell’ortodossia, che è una iattura e che poi ha avuto un seguito con i camilleriani. Per fortuna ci siamo salvati dai consoliani. Vincenzo Consolo, bontà sua, è un cardo solitario nell’orto delle lettere».

Chi sono gli sciasciani?

«In versione centrodestra sono i custodi del più banale garantismo, a sinistra invece sono i rappresentanti del peggiore conformismo».

Annullerete la prima di Sciascia?
«Se rifiutano di cedere i diritti è inevitabile. Troveremo un accordo con Pirrotta e Lo Cascio, due grandi star del teatro. Ma ritengo offensivo e irricevibile questo rifiuto, questa tracotanza di non aver bisogno di omaggi. Siamo passati dai professionisti dell’antimafia ai professionisti delle royalties».

Non è la prima volta che succede una cosa del genere.

«Sono abituato. Umberto Eco non ci ha concesso i diritti del suo meraviglioso La misteriosa fiamma della regina Loana per farne un musical. E manco ha risposto lui, ci ha fatto chiamare dalla sua segretaria. Che eleganza».

Anche con Vincenzo Consolo ci sono stati intoppi...
«Non ha voluto partecipare a un’iniziativa che coinvolgeva gli scrittori siciliani, forse perché c’era Camilleri che vende più di lui, forse perché c’ero dentro io. Consolo ormai rifiuta la presenza ovunque, si è dimesso dal premio Vittorini perché non risponde più ai giusti dettami, giusti secondo lui naturalmente».

Torniamo a Sciascia. A ciascuno il suo, ma a Buttafuoco nulla.

«Giusto qualche giorno fa ho inviato ad Elisabetta Sgarbi un mio testo per la Milanesiana dedicata a Leonardo Sciascia, visto che il teatro stabile di Catania non è ritenuto degno di omaggiare lo scrittore, a questo punto credo che non possa esserne degno io da scrittore. Chiederò alla Sgarbi di togliere il mio contributo. Non sia mai possa ledere le vestali. Ad ogni modo per l’anno prossimo metto in scena una commedia: L’eredità di Sciascia. Ovviamente con la regia del nipotino Catalano».