Una famiglia sotto i riflettori «Ma noi non nascondiamo nulla»

Storie, personaggi e relazioni del mondo di Tommy. E Francesca, ex moglie di Onofri, risponde a chi semina dubbi: «Sospetti assurdi. Il nostro passato è trasparente»

nostro inviato a Parma
Una sola cosa appare certa: è una gran brutta storia quella iniziata giovedì sera, a ora di cena, nella cascina di Casalbaroncolo, un puntino sperduto in mezzo ai campi alla periferia di Parma. Brutta e complicata. Brutta anzitutto - ed è terribilmente ovvio, quasi banale ricordarlo - perché il suo protagonista involontario, la principale vittima, è Tommy, un bambino di appena 17 mesi, perdipiù gravemente malato, strappato dalle braccia dei genitori e inghiottito in un nulla che è lecito immaginare pauroso, rischioso e quanto mai precario per la sua salute.
Brutta storia, inoltre, perché fino a ora palesemente mal gestita, con diversi livelli inquirenti costretti a convivere ma forse a parlarsi poco. Brutta anche per l'inadeguatezza, per non dire la quasi totale assenza, almeno fino a ieri, di una regolare e regolata informazione nei confronti dei media (basterebbe un cenno, magari di facciata, ma già il solo gesto sarebbe apprezzato). E brutta, la storia, lo è infine perché questo sostanziale buio di notizie non può che dar adito - come del resto già sta facendo - a interpretazioni e chiavi di lettura dei fatti in totale libertà. E il buio, si sa, produce abitualmente il peggio. Cioè storie di sospetti, vendette e antichi rancori. Storie che non si possono scrivere, ma che vengono comunque sussurrate - ed è uno schifo - mentre un bambino trema e una famiglia piange.
Perdipiù, come si accennava, è una storia complicata anche dal gran numero, dai differenti ruoli, dalle diverse caratterialità e dalle rispettive storie personali di ciascun protagonista o comprimario che sia. Volti e vicende che a volte si intersecano (o si sono intersecate in passato) lasciando intravedere, o soltanto intuire, altri volti senza un nome e altre vicende dai contorni vaghi, poco chiari. Tutte cose che rendono così più complicata, anziché migliorarla, la comprensione dei fatti.
Cerchiamo quindi di riassumerli e di raccontarli, nei limiti di un articolo, i principali personaggi di questa vicenda. Cominciando da Paolo Onofri. Il papà di Tommaso, nato 46 anni fa in provincia di Bolzano, è un omone solido dagli occhi azzurri, paracadutato in Emilia da un concorso per le Poste. Comincia come tutti, dal gradino più basso, ma pur se costretto nel piatto panorama padano, del montanaro lui ha conservato il passo lento, regolare e cadenzato, senza mai interruzioni, indispensabile per arrivare in vetta senza fiatone. E ci arriva proprio in una piazza di peso come Parma, sedendosi sulla poltrona di direttore dell'importante ufficio di via Montebello, dove ora lavora come impiegata anche la moglie Paola, la mamma dei suoi figli Sebastiano (che ora ha otto anni) e Tommaso.
Quello con Paola, nata come Paola Pellinghelli 43 anni fa a Tizzano, un borgo sull'Appennino parmense, non è però il primo matrimonio di Onofri. In precedenza c'era stato quello con Francesca Traina: un'unione durata soltanto due anni e conclusasi con l'annullamento del vincolo da parte della Sacra Rota. I due, tuttavia, hanno fatto a tempo ad adottare un bambino italiano (lo chiameremo M.) che oggi ha 15 anni ed è in affidamento al padre, anche se trascorre dei periodi a casa della madre. Per Francesca, il rapimento di Tommy, oltre che un dolore e uno choc, si è trasformato però anche in un'indesiderata pubblicità sulla sua vita privata. Ieri la donna doveva essere interrogata, ma l’appuntamento è stato rimandato. Ha detto solo poche frasi, ai giornalisti: «È una cosa assurda, in una famiglia come la nostra è una cosa che è inspiegabile.È una famiglia trasparente che non ha nulla da nascondere». La ricerca di ogni possibile retroscena o illazione su quanto è accaduto e sul perché è accaduto, ha trascinato così sotto la luce dei riflettori anche il rapporto che ci sarebbe stato in passato tra Francesca Traina e Roberto Mazzeo, un falegname quarantenne di origine toscana che dal gennaio scorso è in carcere per scontare una condanna a 15 anni per omicidio preterintenzionale, aggravato dall'occultamento del cadavere. Mazzeo, incensurato, ha ucciso in una banale lite un suo garzone di bottega da lui accusato di avergli sottratto dei soldi. Un pugno troppo forte al giovane, la testa che picchia contro uno spigolo... Cose che succedono, ad alzare le mani.
Comunque sia Onofri, nuovamente libero per lo stato civile così come davanti alla Chiesa, viene inviato in missione all'ufficio postale di Santa Maria del Piano. E lì incontra Paola, che si divide come postina «jolly» tra questa località e quella di Lesignano Bagni, sull'Appennino. Lui è riservato e severo come ogni bolzanino che si rispetti, lei vivace e sorridente come è d'obbligo per chi ha la fortuna di crescere a lambrusco e culatello. E va finire come finisce spesso, se Dio vuole, nella vita: i due si conoscono, si frequentano, si piacciono. Il solito crescendo prima di arrivare a dichiararsi reciproco amore. A quel punto, forti di quella parola che fa rima con cuore, decidono di trasferirsi a casa di lui, la stessa dove Paolo aveva vissuto con Francesca, nel quartiere parmense di Cinghia Sud, in via Olimpia 2, in uno stabile interamente abitato da dipendenti delle Poste.
Forse scottato dalla prima esperienza finita troppo presto, Paolo sposerà Paola soltanto tre anni fa, alla Pieve di Tizzano. Ma l'amore c'è, come si diceva e come conferma la presenza anche di Sebastiano, cinquenne, che li accompagna all'altare. Un bimbo bellissimo, biondo, riccioluto e con gli occhi azzurri proprio come il suo fratellino minore, Tommaso, messo alla luce 17 mesi fa da Paola. Un secondo figlio voluto fortemente dalla donna, pur se con qualche patema d'animo per quella gravidanza a 40 anni ormai compiuti. Paure che diventano purtroppo concrete quando Tommy ha da poco compiuto tre mesi.
È in carrozzino, spinto dalla mamma, al supermercato, quando viene colto per la prima volta dalle convulsioni. Un grande spavento per la donna, una corsa dal medico e la diagnosi di epilessia. Una parola che fa paura, ma che fortunatamente oggi è facilmente curabile. A patto di essere a casa, con la mamma.