Una famiglia su 10 badante-dipendente Per il 70 per cento sono straniere

Per una famiglia italiana su dieci sono ormai una presenza indispensabile: così colf e badanti in Italia sono diventate più di un milione e mezzo. Un dato particolarmente rilevante se si tiene presente che, solo otto anni fa, erano il 37 per cento in meno. Tra queste, addirittura il 71,6 per cento è di origine immigrata. Il Censis ha approfondito di recente la situazione: le lavoratrici domestiche straniere sono presenti nel nostro Paese in media da 7 anni e mezzo, prestano la loro opera almeno per 35 ore alla settimana e guadagnano circa 930 euro netti al mese. La maggior parte (oltre il 58,1 per cento) lavora al seguito di una sola famiglia, mentre il 41,9 per cento è di fatto «pluri-committente» prestando servizio anche per tre nuclei familiari diversi contemporaneamente.
Le collaboratrici domestiche in un caso su tre vivono stabilmente presso il datore di lavoro. A loro non è affidato esclusivamente il ruolo di accudire gli anziani, comunque. Si occupano della gestione della casa a 360 gradi: oltre alle pulizie, la metà di loro preparano i pasti a pranzo e a cena, il 42% si occupa di fare la spesa. Capita inoltre assai di frequente che le badanti svolgano il compito di assistere una persona autosufficiente (per il 32%); più di una su quattro fornisce specifica assistenza medica a uno o più membri della famiglia.
Importante notare come ad oggi oltre un terzo delle badanti può pensare seriamente a un progetto di vita stabile sul nostro territorio, in quanto si tratta spesso di cittadine dell’Unione europea con cittadinanza italiana o carta di soggiorno. Il Censis mette l’accento infine sulla questione generazionale: una buona quota di lavoratrici comincia infatti a essere in avanti con l’età: il 13% infatti ha già più di 50 anni e si pone il problema della copertura pensionistica.
Tuttavia, una minoranza delle donne straniere che giunge in Italia per lavorare in casa resta ancora in condizioni di irregolarità. A questo proposito, entro dopodomani (31 dicembre) coloro che tra agosto e settembre hanno pagato il contributo forfettario di 500 euro voluto dal ministero del Welfare per la regolarizzazione del proprio collaboratore domestico e poi non hanno inviato la relativa istanza di emersione, possono quindi completare la procedura. Ciò vuol dire che i datori di lavoro che, pur avendo pagato il contributo, ma poi - per un motivo o per un altro (per esempio, perché avevano dei dubbi relativi all’entità del proprio reddito) - non hanno presentato la domanda, hanno ancora qualche giorno per sfruttare questa «nuova» occasione per regolarizzare il collaboratore domestico.