La famiglia di Tenco contro la procura

«Con la speranza che ora Luigi sia lasciato riposare in pace e che venga ricordato solo per quanto ha lasciato di patrimonio culturale nel campo della musica». Chiude così l’avvocato Silvio Romanelli una lettera scritta per conto della famiglia di Luigi Tenco. E subito si capisce che l’iniziativa della procura di Sanremo di riaprire le indagini (e quindi anche la tomba del cantante) non è stata molto gradita. Per essere più chiari, il professionista precisa che «alla decisione di riapertura delle indagini la famiglia non avrebbe potuto opporsi, come in effetti non si oppose, ma aveva, con fax spedito alla procura di Sanremo, evidenziato di essere perfettamente consapevole che l’accertamento non avrebbe potuto essere esaustivo».
Che poi è proprio la conclusione cui è giunta la magistratura dopo aver fatto eseguire nuovi accertamenti sul cadavere di Tenco. Lo conferma anche il professor Renzo Celesti, perito di parte della famiglia, che spiega «le scarse ripercussioni su quanto già si sapeva in merito alla dinamica dell’evento» ottenute grazie ai nuovi esami. «In definitiva - osserva il perito - le indagini non hanno apportato alcuna novità penalmente rilevante nelle nozioni storiche riguardanti la morte del cantante. Il grado di certezza della natura suicidaria del decesso rimane lo stesso di allora, cioè molto elevato ma non assoluto».