Le famiglie di Benedetto invadono la città «Siamo oltre un milione»

Una Milano che riesce a sorprendere, festosamente popolare, accoglie il Papa per la Messa all’aeroporto di Bresso. Un milione di persone lo seguono in magico silenzio raccolto per due ore, alla fine lo abbracciano con una lunga standing ovation. Benedetto XVI all’Angelus si rivolge direttamente alle «care famiglie milanesi, lombarde». Si alza un boato dalla folla. Il Papa li invita a usare il denaro con il fine che gli è proprio, a ricordarsi di chi sta peggio, pur nei disagi del Pil che fatica a ripartire per tutti: «Vi incoraggio a essere sempre solidali con le famiglie che vivono maggiori difficoltà, penso alla crisi economica e sociale, penso al terremoto».
Lui dà l’esempio. L’obolo di san Pietro che la diocesi ha raccolto e donato per le opere di carità del Pontefice ammonta a un milione e ventimila euro. Benedetto ne donerà la metà, cinquecentomila euro, alle famiglie terremotate dell’Emilia. La città lo seguirà a ruota. Nei suoi discorsi, il Papa ha lodato milanesi e lombardi, li ha chiamati «laboriosi» e «operosi», forse gli aggettivi che a queste latitudini piacciono di più. L’arcivescovo, Angelo Scola, ha già fatto sapere che nel Fondo Famiglia Lavoro troveranno spazio i gemellaggi tra famiglie più agiate e meno agiate proposti dal Papa sabato sera in diretta tv, come ricetta per salvare dalla crisi i più deboli.
È andata bene, benissimo. Era la prima grande prova di un evento ecclesiale lontano da Roma e Milano ha dato il meglio di sé. Tutto è filato liscio, grazie a un’organizzazione attenta a ogni dettaglio, incluso il coordinamento tra la Fondazione Family 2012, la prefettura, il Pontificio consiglio per la Famiglia, il Vaticano. Una città calda e accogliente, ragione e sentimento, cuore in mano e testa applicata all’efficienza. Sembra un buon presagio anche per l’Expo 2015 che si avvicina a passi veloci.
Milano è luogo di eventi trendy, dove la forza dell’accadimento sta nell’essere per pochi, esclusivo, di nicchia. Persino quando ci sono i concerti a San Siro, la città più che sgolarsi protesta per i decibel di troppo. Ma questa prateria festosa, distesa di gente da tutto il mondo, rivela l’anima accogliente e appassionata della città, capace di spalancare le braccia come è nella sua natura e tradizione profonda. «Famiglia, diventa ciò che sei» recita un striscione: è la maggioranza silenziosa e pacifica cresciuta nel verde del Parco Nord.
All’alba file di pellegrini marciavano spediti verso Bresso. Un migliaio di persone aveva piantato le tende sull’area già dal giorno prima, per assicurarsi il posto in prima fila. «La famiglia Monteverdi saluta il Santo Padre» hanno scritto su un grande lenzuolo, lo hanno legato alle transenne di un settore tra i più vicini al grande palco. Emanuela Monteverdi, mamma di due figli, spiega perché li ha portati a campeggiare a Bresso: «Abbiamo piantato le tende sabato all’ora di pranzo. Abitiamo a pochi chilometri da qui, non potevamo non venire. Il Papa mi piace per quel che dice, anche sulla famiglia. Noi abbiamo tanti amici separati e cerchiamo di essere loro vicini. Si può tamponare, ma non facciamo diventare normale quel che non lo è: i figli non possono dire di essere felici».
La Papamobile, prima della Messa, fa il giro di tutti i settori, attraversa la spianata tra ali di gente in festa. I numeri della celebrazione sono imponenti: mille sacerdoti, duecentocinquanta vescovi, sessanta cardinali. E poi il popolo, che regala fiumi di affetto e applausi al suo Benedetto.