Famiglie, calano i redditi: il 46% non va in vacanza Pmi, persi 210mila posti

Il 46% degli italiani passerà l’estate a casa: la crisi economica incide sul turismo. Istat: "Le famiglie hanno visto diminuire il
reddito del 2,6%". Ma l'occupazione nelle pmi: bruciati 210mila posti di lavoro

Roma - Il 46% degli italiani passerà l’estate restando a casa, e la metà è costretta a farlo per mancanza di soldi. È il risultato di un’indagine della Federalberghi, secondo cui la crisi economica incide pesantemente sulle scelte turistiche e quest’anno, come nel 2009, solo il 51,3% degli italiani andrà in vacanza. Quelli che resteranno a casa - spiega Federalberghi - saranno il 46,3% della popolazione, "in forte crescita rispetto al 43,8% dell’estate scorsa". Nel 54,9% dei casi la decisione è legata a motivi economici, mentre la mancanza di soldi vera e propria è indicata dal 46,8%. Male anche l'occupazione: nel 2009 si sono persi 210mila posti di lavoro nelle piccole imprese. Il settore ha chiuso il 2009 con un valore aggiunto in calo dell’1,8%, contro la crescita dell’1,1% del 2008.

Giù i redditi delle famiglie Le famiglie hanno visto diminuire il loro reddito del 2,6% nel 2009 che, considerando l’andamento dei prezzi, segna una flessione del 2,5% del loro potere d’acquisto. È quanto rileva l’Istat nelle statistiche in breve sui «conti economici nazionali» in cui rivede, ma di poco, il precedente dato fornito ad aprile che segnava un -2,8%. Il calo del reddito - rileva l’Istat - ha comportato anche un "forte contenimento" nei consumi sia in termini nominali (-1,9%) sia in termini di quantità (-1,8% dopo la riduzione di 0,8% dell’anno precedente). Le famiglie, inoltre, "non sono state in grado di mantenere invariata la loro capacità di risparmio", che si è assottigliata di ulteriori 0,7 punti percentuali all’11,1%, "il valore più basso dall’inizio degli anni Novanta".

Costa di più viaggiare in Italia La spesa stimata per la vacanza (con viaggio, vitto, alloggio e divertimenti) sarà di 853 euro, in crescita rispetto ai 710 euro dell’anno scorso (+20%). In particolare, per il viaggio in Italia saranno spesi in media 764 euro a persona: nel 2009 erano 550 euro, ma l’aumento "non porterà alcun valore aggiunto al settore, perchè sconterà la fiammata inflazionistica di alcune voci di costo dei prodotti di consumo e l’aumento delle notti fuori casa" (passate da 10 a 12). Per la vacanza all’estero, invece, la spesa media si attesterà sui 1.065 euro, in calo rispetto ai 1.173 euro dell’anno scorso, "a conferma di un minor costo della vita in alcune aree turistiche straniere".

Aumentano gli italiani che stanno a casa "Si accresce purtroppo - sottolinea il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca - il solco tra chi può permettersi un periodo di vacanza estiva e chi no. E sebbene il giro d’affari si accresca del 20%, è semplicemente dovuto da un lato alla fiammata inflazionistica di tutto ciò che consente la movimentazione turistica e dall’altro all’aumento dei giorni di permanenza fuori casa". Da gennaio a giugno, infatti, "l’Istat ha rilevato incrementi significativi di tutto ciò che consente la movimentazione dei turisti all’interno del nostro Paese: dalle autostrade (+5,5%) alle ferrovie (+12,7%), dalle benzine (+14,8%) agli altri carburanti (+13,3%), a fronte di una diminuzione dei prezzi degli alberghi nazionali mediamente dell’1%". «Inoltre - evidenzia Bocca - la netta divisione, tra chi può permettersi almeno un pernottamento fuori casa per vacanza durante il periodo estivo e chi no, è caratterizzata dal fatto che ben un italiano su 4 non fa vacanza per mancanza di soldi, sancendo la nascita di una nuova malattia del nostro sistema economico, definibile sinteticamente come povertà turistica». «Ciò porta - conclude il presidente degli albergatori - a una stagnazione complessiva del movimento turistico estivo degli italiani, che non si discosta dai numeri dell’estate 2009, se non solo nell’entità della spesa, che mediamente passerà da 710 euro a 853 euro per un aumento del 20% determinato dall’incremento delle notti (da 10 a 12) e dall’aumento dei costi del viaggio e degli spostamenti interni al Paese».