Famiglie in corteo: «No alle adozioni gay»

Bruxelles sta discutendo una legge sull’affidamento agli omosessuali

da Bruxelles

Dopo la Spagna, il Belgio. Mentre il sindaco di Bruxelles celebrava il matrimonio tra l’europarlamentare tedesca Lissy Groener e la sua compagna Sabine Gillessen, nella stessa città, al Parco del Cinquantenario, andava in scena la protesta contro le adozioni da parte di coppie gay. È lì che si sono date appuntamento ieri circa 1.500 persone in rappresentanza delle associazioni familiari da tutto il mondo. L’evento fa eco a quello del 18 giugno scorso a Madrid, quando un milione e mezzo di spagnoli sono scesi in piazza contro la legge del governo Zapatero che consente il matrimonio tra omosessuali. E come in Spagna, anche il Belgio permette, dal giungo del 2003, l’unione tra persone dello stesso sesso e proprio in questi giorni il Parlamento sta discutendo una legge che potrebbe aprire la strada alle adozioni per i gay. L’intento della manifestazioni di ieri era proprio quella di attirare l’opinione pubblica sulla legge. In particolare, gli organizzatori della manifestazione denunciano la mancanza di profondità degli studi psicologici usati dal governo per progettare la riforma legale. Al corteo di ieri hanno aderito dieci federazioni in rappresentanza di 58 Paesi diversi, attraverso il coinvolgimento di 600 associazioni che rappresentano 20 milioni di famiglie. E la mobilitazione intorno alla legge sull’adozione arriva in un momento particolarmente caldo, in cui anche in Belgio la discussione sulla legge segna il passo. Secondo un recente sondaggio, il 44 per cento dei fiamminghi (la regione più popolosa) si è espresso a favore dell’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Mentre la percentuale scende al 28 per cento nella francofona Vallonia.