Famiglie, Prodi promette soldi e smentisce Padoa-Schioppa

Il premier: due terzi del «tesoretto» andranno ai ceti deboli. E attacca la legge Biagi. La Bindi contestata da coppie di fatto e omosessuali

da Roma

La grande disillusione. Il premier Romano Prodi conclude la Conferenza nazionale sulla famiglia con un discorso pieno di promesse già svuotate però da quanto nei giorni scorsi aveva dichiarato il suo ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Prodi promette i due terzi del tesoretto ai nuclei più bisognosi. Ipotesi esclusa da Padoa-Schioppa: il tesoretto servirà a ripianare il debito pubblico.
In estrema sintesi la Conferenza non ha prodotto i risultati concreti che molti aspettavano. Insomma al ministro della Famiglia, Rosy Bindi, va riconosciuto il merito di averci provato. A mettere d’accordo il governo sugli interventi per la famiglia, prima di tutto. E poi a trovare una scappatoia che accontenti tutti per il riconoscimento delle convivenze, superando le divergenze interne alla maggioranza tra laici e cattolici con il sostegno su questo punto anche del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Ci ha provato ma non ce l’ha fatta. Alla conferenza non c’erano molti dei partiti che formano la compagine di governo. Assenti Pdci, Rifondazione, verdi e Rosa nel pugno. Tra i ministri Padoa-Schioppa è andato per dire che i soldi non andranno alle famiglie. Barbara Pollastrini delle Pari opportunità per difendere i Dico. E ieri il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, il cui intervento non era in programma, si è lanciato in difesa della legge sulle convivenze e a sostegno del testamento biologico. Occorre, ha detto il titolare del Viminale, «non alzare ponti levatoi sui diritti dei conviventi, lasciando che il male prosegua e non fare lo stesso davanti a una questione complessa, anche eticamente, come il testamento biologico per paura di superare il limite che c’è e che non va superato». Temi importanti ma forse non era questo il luogo giusto per affrontarli.
Si capisce la grande delusione di molte associazioni familiari che dicono «la famiglia è stata la grande assente dalla Conferenza», frustrati anche per il no al quoziente familiare arrivato dal governo. E pure la vicepresidente della commissione Affari Sociali della Camera, Luisa Santolini, (Udc) dice: «Al termine della Conferenza la grande attesa è stata delusa e le famiglie tornano a casa con generiche promesse e niente di più».
Quali promesse? Prodi ha parlato dei tre miliardi di euro già stanziati. «Sono pochi e ancora insufficienti - ha ammesso - ma sono l’inizio di un cammino che investe la rotta precedente». Poi ha annunciato che i due terzi del cosiddetto tesoretto serviranno «per alleviare le situazioni delle persone più bisognose». Il premier ha pure ripreso la critica alla legge Biagi già anticipata dalla stessa Bindi, puntando l’indice sul precariato «che rovina la società e distrugge un’intera generazione». Quindi ecco l’annuncio di nuove regole per «impedire che il periodo di prova duri una vita», modificando o cancellando la legge Biagi. E poi ancora impegni: una dote economica ai nuovi nati, aumento dei sussidi a favore dei disoccupati, equiparazione tra genitori adottivi e biologici per quanto riguarda i congedi parentali.
E se il centrodestra parla soltanto di parole vuote almeno la Bindi Prodi sembra averla convinta. Il ministro della Famiglia invita tutti ad abbandonare «le reciproche scomuniche» e si dice convinta di aver colto nelle parole di Prodi «un’assunzione di responsabilità forte e realistica nei confronti della famiglia». Gli impegni presi verranno mantenuti e si riuscirà a trovare un’intesa sui punti più controversi.
Intanto però fuori non si è ancora spenta l’eco della contestazione delle coppie di fatto, etero e omo, che protestavano per l’esclusione dalla conferenza. Due aderenti alla Lega delle famiglie di fatto si sono presentati imbavagliati con due manifesti contro «il ministro che vuole imbavagliare le nuove famiglie». Alessandro Zan, consigliere del Comune di Padova e membro di Gayleft, la rappresentanza omosessuale interna alla Quercia, parla di «crudele esclusione di tutte le coppie di fatto, omo ed eterosessuali».
Ma per il segretario della Quercia, Piero Fassino, va tutto bene e proprio la Conferenza avrebbe dimostrato che «aveva ragione chi ha rifiutato la contrapposizione tra i diritti delle politiche per le famiglie e i diritti delle politiche per le persone».