Le famiglie saranno più povere: ecco le prove

Stangata da oltre mille euro per l’autonomo che guadagna 40mila euro l’anno

Guido Mattioni

da Milano

Destinata - come annunciato giorni fa a Milano dallo stesso Prodi - a rendere l’Italia un Paese meno «iniquo» dal punto di vista redistributivo, la Finanziaria fa quel che può. Peccato però che lo faccia male. Così, non potendo allargare con un colpo di bacchetta magica il numero dei «Paperoni» (cioè, a sentire il governo, chi guadagna 70mila euro all’anno), si limita ad aumentare almeno il numero di quelli poveri. Che è pur sempre un modo come un altro per ridurre le diseguaglianze redistributive.
Tutti, insomma, un po’ più poveri. Sarà questa, e soprattutto per i nuclei familiari a reddito medio-basso - già a iniziare da un reddito di 20mila euro annui! - la conseguenza derivante dalla scomparsa della family area introdotta dal governo Berlusconi a partire dal 1° gennaio 2005 come corollario alla no tax area voluta dall’ex ministro Giulio Tremonti con la Finanziaria del 2003. E la conseguenza, per le famiglie italiane a reddito medio-basso, consisterà infatti in un aumento delle addizionali regionali e comunali all’Irpef, come dimostra uno studio pubblicato sul Sole-24Ore.
Qualche esempio concreto, tanto per quantificare questo «impoverimento»: un lavoratore dipendente con moglie e due figli a carico, con 30mila euro di reddito annuo e 3mila euro di oneri deducibili, sarà costretto a pagare per il 2007, rispettivamente, 39 euro in più di Irpef e altri 97 per le addizionali. Complessivamente, 136 euro in più. Non una gran cifra, dirà qualcuno, di certo non per una famiglia di tale reddito. Tutto infatti è relativo, tenuto conto che quei soldi potevano essere stati già stanziati - è un esempio - per pagare la tassa di possesso dell’automobile. Soldi che invece, dal 2007, quel capofamiglia dovrà cercare di far saltare fuori tagliando ulteriormente - lui purtroppo sì, non certo Padoa-Schioppa - le spese.
Ancora un esempio concreto. Quello di un lavoratore autonomo con moglie e due figli a carico, nonché titolare di un reddito che di certo non lo colloca tra i nababbi: 40mila euro annui con 4mila di oneri deducibili. A lui andrà ancor peggio - quasi 8 volte - rispetto al dipendente dell’esempio di cui sopra: il suo aggravio Irpef risulterà infatti di ben 960 euro, a cui ne andranno aggiunti 82 per le addizionali, con un esborso complessivo, ma soprattutto ulteriore, di 1.042 euro. Quelli che magari dovevano servirgli a pagare una rata di mutuo. O all’acquisto di un nuovo elettrodomestico.
Perché questo effetto negativo, e proprio sui redditi delle famiglie meno abbienti? La risposta sta nel totale ribaltamento di quanto era stato introdotto da Tremonti con la family area. Il ministro del governo Berlusconi era infatti passato da un sistema basato sulle detrazioni d’imposta a uno nuovo fondato sulle deduzioni dall’imponibile. Un passo indispensabile per garantire la progressività dei prelievi in un sistema ad aliquote ridotte. La differenza risiede nel fatto che mentre le detrazioni riducono l’imposta, le deduzioni ridimensionano il reddito e di conseguenza la cifra su cui calcolare l’imposta stessa.
Con le deduzioni, insomma, si andava ad abbattere «a monte» l’imponibile e non più «a valle» l’imposta (che è invece l’effetto delle detrazioni). Con la conseguenza che il sistema della family area, finché è stato operativo, era riuscito a ridurre al tempo stesso sia la base su cui calcolare (e quindi pagare) l’Irpef, sia quella relativa alle cosiddette addizionali.
Il testo della nuova Legge finanziaria firmato dal ministro Padoa-Schioppa ha invece ribaltato l’impostazione tremontiana, ripristinando il sistema delle detrazioni. Con le conseguenze peggiorative, in particolare per i redditi medio-bassi, illustrate dagli esempi concreti ricordati in precedenza e nelle tabelle pubblicate a corredo di questo articolo.
Come corollario, purtroppo anch’esso di tipo peggiorativo, va ricordato che anche la previdenza andrà a incidere sia nelle tasche dei lavoratori dipendenti sia di quelli autonomi: dello 0,3% a discapito dei primi, di quasi il 2% a sfavore dei secondi.