Le famiglie spendono meno. Ed è già allarme sui prezzi

Un cittadino su tre è pessimista sul futuro dell’economia. Annunciati i primi controlli sulla filiera agro-alimentare

Roma - Peggiora il clima di fiducia fra le famiglie italiane; e questo sentimento negativo si ripercuote sui consumi, che nel secondo trimestre di quest’anno hanno registrato una «modestissima crescita», dovuta - spiega l’indagine Censis-Confcommercio - in larga misura agli aumenti delle spese incomprimibili (affitti, utenze, carburante e trasporti,) ma anche straordinarie: ad esempio elettrodomestici nuovi. Secondo la Confcommercio, tutto questo testimonia il fatto che le famiglie cercano di risparmiare sui beni di largo consumo per sostenere le spese «irrinunciabili», o quelle più impegnative che possono migliorare il tenore di vita. Ad esempio, i dati Istat sul Pil del secondo trimestre e della produzione industriale di luglio confermano che i consumi di beni durevoli si sono concentrati sull’automobile, grazie soprattutto agli incentivi pubblici alla rottamazione.

Secondo lo studio Censis-Confcommercio, si accentua nelle famiglie il «clima di incertezza» nei confronti delle prospettive economiche a breve termine, un atteggiamento che ha ovvie ed immediate ripercussioni sui consumi. L’indice sintetico della propensione al consumo Censis-Confcommercio passa da 2,90 del primo trimestre al 2,88 del secondo: «Un fenomeno statisticamente contenuto, ma indicativo - si legge nello studio - dell’indebolimento della fase di ripresa dei consumi e della presenza di un clima di incertezza». Per il 63% del campione, i consumi nei prossimi mesi resteranno stabili, mentre solo un 27,2% ipotizza un incremento dei consumi. Sempre nel secondo trimestre di quest’anno, in concomitanza con il rallentamento dell’economia, si è ridotta la percentuale di cittadini che guardano con ottimismo al futuro (48% degli intervistati, contro il 57% del trimestre precedente); parallelamente, cresce la percentuale dei pessimisti, giungendo al 37% del campione.

Consumi e fiducia sono le due facce della stessa medaglia, si spiega nel rapporto. E un nuovo aumento di pressione fiscale, in presenza di redditi stabili o che crescono poco, «potrebbe generare una pericolosa spirale negativa». Il rapporto non lo dice esplicitamente, ma è chiaro che una pressione fiscale in aumento nel momento in cui l’economia rallenta riduce il reddito disponibile dei cittadini, ed provoca inevitabili riflessi negativi sui consumi. Il rallentamento del Pil 2007 è già stimato in almeno uno 0,2%, con una previsione calata all’1,8% dal 2% del Dpef di luglio.

Sull’umore delle famiglie italiane incideranno poi, negli ultimi mesi dell’anno, gli aumenti dei prezzi registrati in particolare nel settore alimentare. Ai rincari di alcuni beni primari come pane, pasta, latte (fra il 4,2 e il 2,7%), si aggiunge - a quanto denuncia il ministro dell’Agricoltura, Paolo De Castro - anche un «preoccupante lievitare del prezzo dell’uva». De Castro ha dato incarico all’ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agro-alimentari di intensificare le verifiche «lungo tutta la filiera» del settore per prevenire il verificarsi di turbative di mercato. Anche il ministro dello Sviluppo Pierluigi Bersani, dopo aver minimizzato il problema, adesso annuncia vigilanza sui prezzi nel tentativo di frenare le speculazioni.